Vetralla – Accusata di avere rubato e venduto al compro oro di Cura di Vetralla due anelli della cugina, si difende: “Io ho venduto soltanto un anello, un ciondolo e un orologio della mamma morta”. Non si spiega l’imputata, una sessantenne di Vetralla, come possa essere finita sotto processo per furto aggravato.
“Ospitavo sempre in casa mia cugina – ha detto l’imputata al giudice Silvia Mattei – veniva a cena da noi, mi diceva dei suoi problemi economici. Abitavamo porta a porta. E siccome era rimasta vedova e la sua ditta di frutta non andava bene, la aiutavo”.
La denuncia risale al 29 settembre 2012. “Ci hanno chiamato madre e figlia, dicendo che al compro oro di Cura avevano visto due anelli che gli erano stati rubati in casa – ha spiegato un carabiniere della stazione di Vetralla – uno con gli zaffiri rossi e uno con le pietre verdi. Quello con gli zaffiri risultava venduto il 26 settembre dall’odierna imputata (cugina della presunta vittima, ndr). Dai filmati della sorveglianza si vede la donna che entra e dà degli oggetti. Ma non si vede cosa. Il numero dell’anello corrisponde però alla sua carta d’identità”.
La donna cade dalle nuvole: “Avranno sbagliato al negozio. Io quel giorno ci sono andata per vendere i gioielli che erano rimasti in un cassetto della mamma”. “L’abbiamo solo aiutata. Era sempre a casa nostra. Troppo”, l’ha difesa il marito. A giugno la sentenza.
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