Viterbo – Minacce e ingiurie via Facebook alla consigliera Daniela Bizzarri, nessun dubbio sull’identificazione dell’autrice. Ma su richiesta della difesa slitta ancora di un mese la sentenza.
Nessun dubbio che il post lo abbia pubblicato la simpatizzante grillina 49enne della provincia di Varese finita sotto processo per minacce e ingiurie. Lo ha spiegato in aula la dirigente della Digos della questura di Viterbo, Monia Morelli, che ha coordinato le indagini: “In collaborazione con la Polpost abbiamo cristallizzato la pagina Facebook, in cui la signora si firmava con nome e cognome. Ai suoi dati anagrafici corrispondeva un solo profilo. L’abbiamo individuata come residente a Varese. E abbiamo delegato i colleghi della locale Digos a convocarla in questura, dove la donna ha confermato che il profilo appartaneva a lei e che anche il post era il suo”.
Davanti al giudice di pace del tribunale di Viterbo per minacce e ingiurie è finita una 49enne simpatizzante grillina di Carnago, in provincia di Varese, che il 30 gennaio 2014 si scagliò violentemente contro la storica esponente del Pd locale. Oltre ad appellarla con aggettivi volgari e offensivi, l’imputata le diede della “piddina schifosa”, passando poi a frasi ben più preoccupanti: “Occhio che trovo dove abiti e ti vengo a tagliare la gola. Ora inizio a entrare nel tuo pc e poi vedi che ti succede”. Fatto sta che il computer della Bizzarri andò in tilt, convincendola a sporgere denuncia.
La 49enne, individuata dalla Digos, ha tentato a suo tempo di chiudere con una remissione di querela. La Bizzarri ha rifiutato e si è costituita parte civile. “Fosse anche un centesimo, lo darò in beneficienza. Non è per i soldi, è per il gesto”, spiegò la Bizzarri, che si è costituita parte civile con l’avvocato Pierluigi Bianchi, del foro di Roma. La sua colpa? Aver commentato, unendosi allo sdegno generale, la severa condanna dell’onorevole Donatella Ferranti al comportamento dei deputati M5S che, tra spintoni e urla, avevano occupato i banchi della presidenza. Motivo del contendere, lo schiaffo di un questore alla “cittadina” urlante Loredana Lupo.
L’imputata, assistita dall’avvocato Maria Luisa Piccirilli, non si è mai presentata in aula. Ha tempo per decidere di farsi interrogare fino al 7 aprile, giorno fissato per la sentenza, dopo che il difensore ha chiesto un ulteriore termine per esaminare la deposizione della dirigente della Digos.
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