Viterbo – Decine di processi a rischio. Dal bancario accusato di usura, alla madre accusata di violenza sessuale sulla figlia in combutta col patrigno, all’ex brigatista morto in carcere perché i medici hanno sottovalutato uno sbalzo di pressione, all’antiquario che si sarebbe appropriato di beni archeologici di proprietà dello stato, al fratello e sorella che avrebbero spacciato eroina. Sono gli “effetti collaterali” dell’astensione di cinque giorni dal lavoro degli avvocati penalisti, indetto dall’Unione delle camere penali italiane dal 20 al 24 marzo. Niente in confronto ai rischi di una riforma invisa sia ai penalisti che ai magistrati.
I penalisti attaccheranno le toghe al chiodo dal 20 al 24 marzo per protestare contro la riforma del processo penale e contro l’allungamento in maniera irragionevole della prescrizione. “Allungare la prescrizione – secondo le camere penali, quella di Viterbo presieduta dall’avvocato Mirko Bandiera – significa l’aumento sproporzionale delle pene edittali e dilatare indebitamente i già troppo lunghi tempi del processo, violando la presunzione di innocenza, mortificando l’interesse della collettività a conoscere nei tempi più brevi se l’imputato è colpevole o innocente”.
Ma c’è un altro rischio, che va oltre la contingenza. Il rischio paralisi delle procure, “invase di carte”, a fronte di una sempre più grave “carenza di organici” del personale amministrativo. Sull’argomento interviene il procuratore capo Paolo Auriemma, spiegando la posizione del comitato direttivo centrale dellAnm, l’Associazione nazionale dei magistrati. “La prossima settimana – dice Auriemma – sarà votato al Senato, con lo strumento della fiducia, il ddl di riforma del processo penale e nessun emendamento è stato presentato in ordine alla norma che obbliga il pm a esercitare l’azione penale o chiedere l’archiviazione entro tre mesi dalla fine delle indagini preliminari. E a quella che prevede l’obbligatorietà dell’avocazione da parte del procuratore generale presso la corte d’appello”.
L’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha da sempre denunciato l’irrazionalità di queste norme, che non porteranno alcun beneficio: “E che, al contrario, rallenteranno il lavoro delle procure, fino al collasso”. Per questo il procuratore capo Auriemma si unisce al grido d’allarme: “Chiediamo un ripensamento, perché queste modifiche normative avranno come unico risultato quello di vanificare migliaia di indagini, in primo luogo quelle relative ai reati commessi a danno dei soggetti più deboli, quelle di corruzione e quelle a rischio prescrizione. Se queste norme verranno approvate i cittadini avranno minore tutela”. “Il problema dell’intasamento degli uffici sarà ancora più grave, se non si interviene sugli organici”, conclude Auriemma.
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