Viterbo – Chiama “demonio” la sua ex e, nonostante sia in carcere, continua a minacciarla tramite la figlia minorenne. Alla bambina avrebbe scritto in una lettera: “Il demonio, Lucifero, sarà giudicato e condannato. E tu non vivrai più nella casa del dolore”.
Lui è lo stalker plurirecidivo di un paese della Teverina denunciato decine di volte dalla presunta vittima, una 36enne romena, che il 1 marzo dell’anno scorso, per disperazione, ha voluto raccontare il suo dramma pure in televisione, al programma le Iene.
Proprio per quei fatti raccontati a tutta Italia davanti alle telecamere, l’uomo è finito sotto processo per stalking. Stalking che avrebbe attuato mentre era agli arresti domiciliari per avere violato più volte il divieto di avvicinamento, scattato dopo che aveva picchiato la ex per strada.
Tra il primo e il 2 gennaio del 2015, mentre era ai domiciliari, le avrebbe telefonato 37 volte in 24 ore, 21 delle quali durante la notte. L’uomo, un operaio 42enne, è finito a Mammagialla un mese e mezzo dopo la trasmissione, nel maggio 2016. Al suo attivo anche un patteggiamento a un anno e otto mesi, frutto di una delle tante denunce della ex. Pur di infastidirla, si sarebbe anche inventato un falso profilo facebook.
Il processo in cui è imputato per stalking ha preso il via ieri davanti al giudice Silvia Mattei. E l’avvocato di parte civile della donna, con l’occasione, ha chiesto l’acquisizione nel fascicolo dell’inquietante lettera “inviata di recente” alla bambina. L’operaio, già in passato, avrebbe più volte utilizzato la figlia per minacciare l’ex compagna. la persecuzione andrebbe avanti dal 2013, quando la donna si è decisa a lasciarlo a causa della sua indole violenta.
“Diceva a nostra figlia di dirmi che mi avrebbe ammazzata, che doveva rompermi la scheda telefonica e buttarmi il cellulare nell’acqua, sennò le avrebbe tolto i giocattoli e li avrebbe dati a un’altra bimba”, ha raccontato la donna per la prima volta in aula. “Ho dovuto togliere il telefonino a mia figlia, perché le dava il tormento, ogni volta che la chiamava lei poi vomitava. Poi ho scaricato una app fatta apposta e ho cominciato a registrare tutte le telefonate”, ha spiegato.
Un giorno l’ex compagno avrebbe portato via la bambina dal catechismo: “Senza permesso, anche se nessuno gli impediva di vederla. A un certo punto non voleva più che la mandassi a lezione di musica una volta alla settimana. Il giorno di Natale del 2015, lei era stata con lui la sera della vigilia, non voleva farmela riportare a casa”.
“Ti scortico viva”. E’ solo una delle tante orribili minacce rivolte alla sua ex, terrorizzata che riuscisse a portarle via la bambina di meno di 10 anni. “Quando non potrai più muovere né gambe, né mani, la figlia non te la lasceranno”. “Devi tremare ogni volta che scendi le scale di casa”. Troppo pericoloso per l’incolumità della vittima. Possessivo e geloso all’ennesima potenza. Specie dopo la nascita della piccola. L’hanno portato in carcere.
“O con me, o con nessuno”, la ex, disperata, ha raccontato in tv. “Io non voglio scappare, voglio che ci lasci in pace”, ha detto ai microfoni delle Iene. A ottobre 2015 era stato arrestato e rilasciato dopo 24 ore col divieto di avvicinarsi a più di 200 metri: l’aveva riempita di botte per strada, mandandola in ospedale.
Pochi giorni dopo è finito a Mammagialla per 20 giorni, dopo avere detto alla figlia: “Tua madre è un cadavere che cammina”, sventolandole davanti al viso una scacciacani. Incorreggibile: in casa gli hanno trovato la pistola finta e munizioni vere, anche per i fucili da caccia, che gli avevano già sottratto al primo arresto.
Non contento, ottenuti i domiciliari col permesso di uscire per andare a lavorare a Orvieto, ha continuato a tormentare la ex e la figlia con pedinamenti in auto, appostamenti sotto casa e telefonate minacciose, le cui registrazioni, fatte sentire in televisione, sono nella mani degli inquirenti.
Infine l’ultimo tassello. Su disposizione della pm Paola Conti, la squadra mobile ha spiato gli spostamenti del 42enne con una cimice gps attaccata sotto la macchina, fino a quando non è stato prelevato e condotto a Mammagialla.
L’imputato, difeso dagli avvocati Marina Bernini e Franco Fiorani, sarà sentito a giugno.
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