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Tribunale - A 86 anni ottiene un anticipo di sette mesi dell'udienza per riaprire l'inchiesta contro il medico nominato erede universale dalla sorella

Omicidio colposo, corsa contro il tempo per evitare l’archiviazione

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – (sil. co) – Corsa contro il tempo per permettere a una donna di 86 anni di opporsi alla richiesta di archiviazione di un procedimento per omicidio colposo contro il medico che secondo lei avrebbe provocato la morte della sorella facendosi nominare erede universale. 

Dopo una lunga battaglia, l’udienza per chiedere di riaprire il caso, in programma a maggio 2018, è stata fissata con sette mesi di anticipo. A carico del medico, originario di Vejano, è già in corso un processo per circonvenzione di incapace. 

Ebbene, il legale di parte civile dell’anziana, l’avvocato Mauro Danielli del foro di Roma, proprio davanti al giudice Silvia Mattei, in occasione della prima udienza del processo, si esibì in una vibrata protesta contro gli insostenibili ritardi della giustizia, scoprendo che l’audizione della presunta vittima, presente nonostante l’età avanzata, sarebbe slittata per un vizio di notifica. 

“E non solo – spiegò – la mia assistita, unica superstite, ha fatto anche opposizione alla richiesta di archiviazione dell’altra inchiesta, quella nata dalla denuncia più grave, per omicidio colposo, anzi secondo noi doloso”. “Ma l’udienza per chiedere un supplemento di indagini è stata fissata al 18 maggio 2018 – protestò Danielli nell’aula gremita di pubblico – nonostante sia chiaro, vista l’età della persona offesa, che mai come in questo caso andrebbe accelerato il corso della giustizia”.

Promise battaglia. E alla fine ha ottenuto un anticipo di sette mesi. A darne l’annuncio lo stesso legale. “Non è stato facile – spiega Danielli – per raggiungere questo risultato mi sono dovuto rivolgere direttamente alla presidente del tribunale, Maria Rosaria Covelli, che ha capito la reale gravità della situazione e quando ormai non ci speravo più ha fissato l’udienza al 17 ottobre, con un anticipo di sette mesi. Ora speriamo che possa decollare anche il processo per circonvenzione di incapace, la cui prossima udienza è prevista a maggio. Mai come in questo caso il tempo stringe”. 

 Il testamento olografo a favore del medico imputato risale al 2012, davanti a un notaio di Vetralla. Tra i beni mobili e immobili ereditati anche una bella villa a Canale Monterano. Secondo l’accusa, il dottore avrebbe approfittato delle cattive condizioni di salute dell’anziana, contando sul fatto che fosse sola al mondo, a parte la sorella e un fratello, pure loro ultraottantenni.

L’anziana “affetta da una condizione nevrotica di particolare gravità – come si legge nel capo d’imputazione – era sottoposta a una politerapia psicofarmacologica con antidepressivi a dosaggio pieno ed ansiolitici tali da comportare una completa compromissione sul piano del funzionamento sociorelazionale  e a una dipendenza dall’ambiente circostante”.  

La donna è deceduta a Belcolle il 30 luglio 2013. Il medico, due giorni prima, aveva rifiutato il ricovero dell’anziana al pronto soccorso di Bracciano. Si sarebbe convinto a farla trasferire all’ospedale di Viterbo solo su pressione della sorella. All’epoca era ancora vivo anche il fratello, nel frattempo deceduto. Da qui l’inchiesta per omicidio colposo. 


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29 aprile, 2017

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