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Pensionata uccisa in casa - Il gip archivia l'inchiesta - Dell'omicidio erano accusati alcuni degli arrestati della banda che aveva messo a segno una raffica di furti fra Terni e il Viterbese, tra cui Vasanello e Soriano nel Cimino

“Non sono ladri assassini”

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Polizia - Operazione Milot

Polizia – Operazione Milot

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Polizia – Operazione Milot

Polizia - Operazione Milot

Polizia – Operazione Milot

Terni – Arrestati per aver messo a segno una cinquantina di colpi nel ternano. Ma anche nella Tuscia, in particolare a Soriano nel Cimino e Vasanello. A finire nelle maglie della polizia di Terni furono dieci albanesi. Era l’operazione Milot, nella quale spuntò anche l’omicidio. Quello di Gabriella Zelli Listanti, la pensionata 69enne uccisa in casa il 13 gennaio di due anni fa durante un tentativo di rapina.

Video: L’operazione Milot

Nell’indagare sulla banda dei furti, i poliziotti ipotizzano il coinvolgimento di almeno quattro dei dieci albanesi arrestati nella morte di Zelli Listanti. I loro nomi finiscono nel fascicolo del sostituto procuratore Raffaele Iannella. Ma l’11 maggio scorso il gip Simona Tordelli ha archiviato l’inchiesta, su richiesta del pubblico ministero e nonostante l’opposizione dei familiari della vittima.

Per sei dei dieci arrestati, invece, ieri sarebbe dovuto partire il processo per la raffica di furti nelle abitazioni. Ma l’udienza, davanti al collegio dei giudici, è stata rinviata a inizio estate a causa dello sciopero degli avvocati.

Secondo l’accusa i ladri operavano in piccoli centri del ternano e del viterbese: Narni, Sangemini, Acquasparta, Montecastrilli, Soriano nel Cimino e Vasanello. Prediligendo case isolate e condomini in periferia. Cinquanta i furti accertati, messi a segno tra dicembre 2014 e gennaio 2015. Almeno cento quelli ancora da attribuire. I malviventi avrebbero agito con l’oscurità. In fretta. Forzando serrande e finestre. Entrando nelle case. Chiudendo a chiave la porta di ingresso dall’interno. Arraffando ogni oggetto di valore, dai gioielli ai computer, non disdegnando in alcuni casi i vestiti. Per poi fuggire. La maggior parte del bottino sarebbe stato venduto, il resto inviato ai parenti in Albania.

L’operazione Milot, dal nome di una città albanese, nel febbraio 2015. Ha impiegato cinquanta agenti, due unità cinofile e uno elicottero.


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29 maggio, 2017

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