Viterbo – Da Isernia a Viterbo per studiare. Ma per una venticinquenne quel soggiorno nella città dei Papi si è presto trasformato in un incubo, perseguitata per mesi da un giovanissimo promoter. “Voleva fidanzarsi con me, e se non l’avessi fatto si sarebbe ucciso. L’ho respinto, ma ha iniziato a riempirmi di chiamate e messaggi. Mi seguiva, mi spiava, veniva tutte le sere sotto il mio appartamento. Mi ha costretta a segregarmi in casa, fino a farmi cambiare numero di telefono e andar via da Viterbo”. E’ il racconto della vittima al giudice Rita Cialoni. Al banco degli imputati c’è il presunto stalker, un ventitreenne (all’epoca dei fatti, 19enne) polacco.
“Ci siamo conosciuti nel 2013, in un centro commerciale del capoluogo dove lui faceva il promoter – dice in aula la 25enne -. Mi ha fermata e chiesto il numero. Gliel’ho lasciato. La sera mi ha mandato un messaggio, scrivendo che avrebbe voluto conoscermi. Ci siamo visti un paio di volte. Per me in amicizia, anche perché in quel periodo ero interessata a un altro ragazzo. E quando ho interrotto la conoscenza ha iniziato a perseguitarmi”.
Per mesi il diciannovenne avrebbe riempito di sms e chiamate la vittima. L’avrebbe seguita, spiata. Si sarebbe appostato tutte le sere sotto il suo appartamento. “Ha iniziato a controllarmi, a seguirmi passo passo – continua la giovane -. Me lo ritrovavo nei luoghi che frequentavo. Mentre ero in giro mi arrivavano dei suoi messaggi, in cui mi scriveva dove e con chi ero. Mi riempiva di telefonate e me lo ritrovavo tutte le sere sotto casa. In quel periodo ero una studentessa universitaria, vivevo in affitto ma mi ha costretta a segregarmi in casa. Avevo paura di uscire, di incontrarlo in giro. Ero spaventata, mi sentivo seguita. E alla fine ho dovuto lasciare l’università, tornare a Isernia e intraprendere un percorso psicologico”.
Il presunto stalker sarebbe anche arrivato al punto di minacciare il suicidio, se la venticinquenne avesse continuato a respingerlo. “Una sera intorno alle 22 è venuto a casa, inserendo sotto la porta un busta in cui poteva esserci di tutto. Ho avuto paura. Ho chiamato i carabinieri, che lo hanno fatto andare via. Poi l’ho denunciato – racconta la vittima -. In quella busta ho poi scoperto esserci un cd. Un video in cui si vedeva Roma, in sottofondo musiche inquietanti e scritte in cui minacciava di uccidersi se non ci fossimo fidanzate. Mi diceva che senza di me non sapeva come andare avanti”.
A fine novembre la prossima udienza.
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