Viterbo – Un solo focolaio, partito dall’impianto di stoccaggio. Dalla struttura in cui i rifiuti urbani vengono ammassati prima di essere smistati.
Le indagini sull’incendio a Casale Bussi proseguono serrate. Condotte dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile, serviranno a far luce sul rogo all’impianto di trattamento meccanico biologico della Ecologia Viterbo. Spetterà proprio agli uomini del capitano Federico Lombardi accertare la natura dell’incendio e ricostruirne la dinamica. L’informativa verrà poi inviata alla procura della Repubblica, insieme alla relazione dei vigili del fuoco.
Multimedia: Incendio all’impianto di smaltimento – slide – video – Il sopralluogo del sindaco – slide
I caschi rossi sono stati i primi a intervenire nell’impianto sulla Teverina, intorno all’una di domenica. Hanno domato le fiamme per ore, continuando a operare per tutta la giornata. A Casale Bussi, in giornata, anche il sopralluogo del presidente della provincia Mauro Mazzola e del sindaco Leonardo Michelini, dopo il quale il primo cittadino ha emanato, in via precauzionale, l’ordinanza che vieta il consumo di frutta e verdura coltivata nel raggio di un chilometro dal rogo. “I prodotti – sottolinea Michelini – potrebbero essere stati contaminati da eventuali sostanze inquinanti sprigionate dal fumo”.
Dopo l’incendio una densa nube nera si è alzata sopra l’impianto. Il sindaco ha così imposto la chiusura di porte e finestre per tutti gli edifici presenti nell’area e di non far pascolare, sempre nel raggio di un chilometro dal rogo, gli animali e di non nutrirli con il foraggio esposto ai prodotti della combustione. Almeno finché non arriveranno i risultati delle analisi dell’Arpa e dell’istituto zooprofilattico di strada Bagni. “Gli esiti degli accertamenti – assicura il primo cittadino – arriveranno tra cinque giorni e su quella base deciderò se revocare o meno l’ordinanza”.
L’impianto di Casale Bussi resta intanto chiuso. Fuori uso, viene utilizzato come solo centro di trasferenza. “I rifiuti della provincia di Viterbo – spiega Michelini – vengono scaricati in dei container, poi trasferiti a Massarosa”. In un centro di raccolta del comune lucchese, in Toscana.
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