Gallese – A venti anni si innamora di un ragazzo e, contro il parere della famiglia, va a conviverci a Gallese.
Ma non dura. E lui finisce sotto processo per maltrattamenti in famiglia, dopo una relazione durata circa un anno e mezzo.
La storia, nata con una fuga d’amore nel 2011, giunge al capolinea la sera della vigilia di Natale 2012 quando l’ormai ex dà fuoco alla siepe di erba sintetica messa dai genitori a protezione del cancello della casa dove era in pieno svolgimento il cenone della vigilia.
“Mi teneva segregata in casa, mi aveva tolto il cellulare, non potevo uscire, non potevo fare niente. Per parlare con mia madre, le dovevo mandare i messaggi da una cabina telefonica”, ha spiegato la giovane, oggi 27enne, raccontando il suo dramma al giudice Rita Cialoni.
“A un certo punto ho supplicato i miei di venire a riprendermi e riportarmi a vivere con loro. Da quel momento è cominciato l’inferno. Una tragedia. Veniva sotto casa dei miei a tutte le ore, gettava bottiglie di birra contro le finestre”, ha detto.
“La sera della vigilia di Natale del 2011 – ha quindi raccontato la vittima – la mamma avava messo un piatto in più per lui, invitandolo a salire, invece di stare sotto a fare il matto. Voleva essere un segnale di pace da parte della mia famiglia. Invece a un certo punto ci siamo affacciati e sotto c’era un incendio, aveva fatto un falò con l’erba sintetica sul cancello rischiando di mandare tutto a fuoco. Ci siamo dovuti barricare dentro, sbarrare tutte le finestre e chiamare i carabinieri”.
In aula anche la madre e la sorella. “Quando siamo andati io e mio marito a riprenderla in macchina, sulla piazza del paese, dove lei ci stava aspettando, lui si è precipitato in strada per riprendersela con una violenza da mettere paura. Stava per ore a farle la posta sotto casa. A Natale gli abbiamo detto di salire e lui in cambio ha dato fuoco all’erba sintetica che stava sulla ringhiera. Io non volevo dall’inizio, per questo era andata via con lui, che non la fecava nemmeno venire a trovarci a casa”, ha detto la madre.
“Prima della convivenza, andava tutto bene. Io ero libera, avevo la mia vita, un lavoro. Dopo mi ha chiusa in casa, beveva tutte le sere, mi picchiava in continuazione, aveva l’alito che puzzava perennemente di vino. Mi hanno salvata i miei genitori che quando ho detto loro che non ce la facevo più sono venuti a riprendermi”.
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