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Medico a processo per non aver prescritto il farmaco a una 15enne - Il tribunale di Viterbo ha nominato un neurologo

Medicina salvavita o no? Sarà il perito a stabilirlo…

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – Spetterà a un perito stabilire se per Anastasia quel farmaco è un salvavita oppure no. Lo ha nominato ieri, conferendogli l’incarico, il tribunale di Viterbo.

Al neurologo della Capitale Otello Poli il compito di sancire se per Anastasia (nome di fantasia, ndr), 15enne che soffre dalla nascita di convulsioni e di un costante ed eccessivo accumulo di acqua nel cervello, quel sedativo negatogli dalla guardia media sia un salvavita o meno.

La dottoressa è finita a processo per rifiuto di atti d’ufficio dopo la denuncia di Giusy (nome di fantasia, ndr), mamma di Anastasia. L’esito della perizia, previsto dopo 90 giorni dal 17 luglio, quando il dottor Poli assumerà l’incarico, potrebbe aiutare il collegio dei giudici a stabilire se da parte della guardia medica ci sia stata un’omissione nella prescrizione del medicinale oppure no.

Il perito tirerà le somme a inizio febbraio, quando è stata fissata la prossima udienza. Nel frattempo la procura di Viterbo, l’avvocato di parte civile, che ieri ha depositato una serie di certificazioni mediche della 15enne, e il difensore dell’imputata si sono riservati di decidere se nominare anche dei consulenti di parte.

La storia. Anastasia ha iniziato a lottare contro la vita mentre era ancora nel grembo della mamma, quando è entrata in coma. E’ venuta alla luce senza ricevere abbastanza ossigeno, il che le ha causato un costante ed eccessivo accumulo di acqua nel cervello. Vive con una valvola impiantata nella testa, che le permette il drenaggio del liquido nel corpo.

Anastasia, che abita in un paese del sud della provincia, ha solo 15 anni ma è già stata operata dieci volte al cervello. Da quando è nata viene costantemente seguita da medici e specialisti e soffre di convulsioni. “Ogni giorno, per tre volte al giorno, deve assumere un sedativo che per lei è un salvavita – spiega la madre –. Un attacco epilettico le potrebbe infatti causare un arresto respiratorio e morire. Quella sera avevo finito le pasticche, mia figlia era stata rioperata da poco ma la guardia medica non mi ha aiutata…”.

E’ l’8 luglio 2015. Giusy, la mamma di Anastasia, ha terminato l’ultima scatola del medicinale. Chiama la pediatra per farselo prescrivere, ma a sera non riesce ad andare a prendere la ricetta. “Così ho chiamato la guardia medica – racconta Giusy -. Mia figlia aveva urgente bisogno del farmaco, ma la dottoressa di turno non me lo ha prescritto. Mi ha risposto che sapeva valutare benissimo l’urgenza o meno del sedativo e che sarebbe stata lei, solo lei, essendo la guardia medica, a decidere se Anastasia quella sera lo avrebbe preso o meno. Per la dottoressa il medicinale poteva essere assunto direttamente la mattina successiva e mi disse che, se me l’avesse prescritto, avrei anche disturbato il farmacista di notte cosa che, secondo lei, non era necessaria”.

Sbarrata la porta dalla guardia medica, Giusy corre al pronto soccorso. In ospedale, quella sera, le prescrivono il farmaco e la mattina successiva si rivolge ai carabinieri per denunciare la guardia medica che le avrebbe negato il medicinale. La dottoressa è finita a processo. Mentre Giusy si è costituita parte civile, tramite l’avvocato Valerio Panichelli. Ma il difensore dell’imputata sostiene che quel sedativo non fosse urgente. “Non compare tra i salvavita – sottolinea l’avvocato -. La bambina lo poteva assumere la mattina successiva, dopo esserselo fatto prescrivere dalla pediatra che, a differenza della mia assistita, conosce bene il caso”.

La matassa cercherà di sbrogliarla il neurologo Poli con la sua perizia.


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5 luglio, 2017

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