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Viterbo - Restaurato da docenti e studenti di Conservazione beni culturali Unitus - Dal 10 al 17, visite in Fondazione Carivit

Riportato alla luce il prezioso leggio della Certosa San Martino a Napoli

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Il leggio barocco della Certosa San Martino di Napoli

Il leggio barocco della Certosa San Martino di Napoli

Recupero leggio Certosa San Martino - La presentazione in Fondazione Carivit

Recupero leggio Certosa San Martino – La presentazione in Fondazione Carivit

Gian Giotto Borrelli

Gian Giotto Borrelli

Il leggio barocco della Certosa San Martino di Napoli

Il leggio barocco della Certosa San Martino di Napoli

Maria Ida Catalano

Maria Ida Catalano

Recupero leggio Certosa San Martino - La presentazione in Fondazione Carivit

Recupero leggio Certosa San Martino – La presentazione in Fondazione Carivit

Il leggio barocco della Certosa San Martino di Napoli

Il leggio barocco della Certosa San Martino di Napoli

Mario Brutti

Mario Brutti

Il leggio barocco della Certosa San Martino di Napoli

Il leggio barocco della Certosa San Martino di Napoli

Viterbo – (g.f.) – Il leggio barocco della Certosa di san Martino a Napoli torna a splendere.

Riportato alla luce grazie ai restauratori docenti Cristina Caldi e Sara Scioscia e agli studenti del secondo anno del corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università della Tuscia.

Un intervento che ha ridato tutto il valore del monumentale oggetto della Certosa napoletana e che oggi è stato presentato alla Fondazione Carivit.

Al centro della sala assemblee domina il leggio. Vero protagonista. In tutta la sua maestosità.

“È stata messa in luce – spiega Gian Giotto Borrelli – la vera natura di quest’oggetto. Gli intagli napoletani sono molteplici e dalla metà del 1600 sono di altissimo livello.

Una scuola dell’intaglio del legno che oggi purtroppo è quasi scomparsa. Con l’intaglio dorato, si è tentato di emulare le realizzazioni in metallo”.

La figura di sostegno dell’angelo, i simboli degli evangelisti ora sono diversamente leggibili, come spiegato, essendo riemersa la doratura con le sue iridescenze, i rapporti tra zone lucide ed opache, che esaltano la preziosità dell’intaglio tardo barocco, riconducibile alle illustri manifatture partenopee dei primi anni del Settecento.

Un lavoro prezioso e prima che ritorni in quella che è la sua casa, la certosa, è possibile prenotare una visita guidata, direttamente contattando il giorno precedente, la Fondazione Carivit allo 076134422.

C’è tempo dal 10 al 17 luglio.

“Tornerà a settembre – spiega Maria Ida Catalano – e sarà posizionato in un punto consono. Suggeriremo insieme una nuova collocazione adeguata. 

A presentare la nuova vita del leggio anche Cristina Caldi: “Il recupero è stato effettuato in due momenti, una prima parte a Napoli, dove si trovava all’interno della sagrestia, molto scuro.

Quasi non si notava. Poi un’altra parte del restauro, in laboratorio. Otto gli studenti impegnati”. In laboratorio, l’opera è arrivata sistemata soltanto per metà.

Gli interventi sono stati diversi, non solo per ridargli luce, ma anche una sistemazione statica, dal momento che oscillava e bonificato dalle tarme.

Presente anche il padrone di casa della fondazione Mario Brutti.

Una presentazione bella e anche dolce. Al termine, un rinfresco offerto dalla pasticceria Delizie del Borbone di Viterbo.

 


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7 luglio, 2017

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