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Viterbo - Difese al contrattacco, salta l'udienza di ammissione prove - In dubbio l'interesse storico-artistico dei decori scomparsi durante la ristrutturazione

Affreschi strappati da facciata di un palazzetto, al via il processo

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Viterbo - Sigilli al palazzo in via San Leonardo 25

Viterbo – Sigilli al palazzo in via San Leonardo 25

Viterbo - Sigilli al palazzo in via San Leonardo 25

Viterbo – Sigilli al palazzo in via San Leonardo 25

Viterbo - I nuovi sigilli al palazzo in via San Leonardo 25

Viterbo – I nuovi sigilli al palazzo in via San Leonardo 25

Viterbo - Sigilli al palazzo in via San Leonardo 25

Viterbo – Sigilli al palazzo in via San Leonardo 25

Viterbo – (sil.co.) – Affreschi del ‘400 strappati dalla facciata di un palazzetto medievale in ristrutturazione in via San Leonardo,  al via il processo ai quattro imputati rinviati a giudizio il 19 aprile 2016. In dubbio l’interesse storico-artistico dei decori scomparsi durante la ristrutturazione.

Alla sbarra i due proprietari, il progettista e la ditta che stava effettuando i lavori, difesi dagli avvocati Francesco Massatani e Samuele De Santis. Decisi, entrambi i legali, a dare battaglia fin dalla prima udienza. Col risultato di far saltare al 18 maggio 2018 l’ammissione prove prevista per ieri, per dare tempo al giudice Silvia Mattei di sciogliere la riserva sulle questioni preliminari. 

Oltre a mettere in dubbio i presunti “vincoli”, perché non ci sarebbero prove dell’interesse storico-artistico degli affreschi strappati durante la ristrutturazione della facciata, l’avvocato Massatani ha chiesto l’eliminazione dal fascicolo dell’interrogazione parlamentare che fu presentata sul caso. Un caso che fece clamore, anche se l’immobile non era vincolato.

Il palazzo fu sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza nel luglio 2015, dopo la segnalazione di un giornalista. Fu così salvato l’ultimo decoro rimasto, anche se ormai il danno era fatto. Il portavoce pentastellato alla Camera, Massimiliano Bernini, presentò allora un’interrogazione parlamentare al ministero dei beni culturali.

Dal sopralluogo emerse che effettivamente il palazzetto non era vincolato e le decorazioni non erano schedate. Ma quei fregi distrutti sarebebro stati lo stesso tutelati dal codice dei beni culturali e non avrebbero potuto essere rimossi senza autorizzazione.

Per il Comune, che aveva concesso la Dia, l’edificio non era vincolato, quindi non serviva il permesso della Soprintendenza. Ma siccome la legge tutelerebbe lo stesso “affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli e altri ornamenti di edifici, esposti o non alla pubblica vista”, quegli affreschi, secondo l’accusa, non potevano essere rimossi senza autorizzazione. 

A togliere ogni dubbio, sempre secondo l’accusa, quell’ultimo decoro, salvato in extremis dalla procura: “un elegante fregio a girali vegetali dipinto in bianco con rinforzi di ocra rossa, eseguito su un intonachino chiaro, con una figura umana racchiusa in un riquadro, databile tra il tardo ‘400 e gli inizi del Cinquecento”. 


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11 novembre, 2017

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