Viterbo – Poliziotto arrestato per spaccio, patteggia un anno e quattro mesi. E dopo la sentenza del gup di Viterbo viene destituito. L’agente scelto, in forza all’ispettorato di pubblica sicurezza del Viminale e in servizio all’ufficio speciale del ministero e delle politiche sociali, ha impugnato la delibera del consiglio provinciale di disciplina e il decreto del capo della polizia davanti al Tar. Ma il tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso.
Il procedimento disciplinare è l’esito di “una vicenda giudiziaria a carico del poliziotto, che è stato arrestato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nonché per detenzione di due carte di credito e di una patente di guida intestate a uno straniero. Documenti ‘acquistati e comunque ricevuti al fine di trarne profitto'”, scrivono i giudici del Tar nella sentenza pubblicata pochi giorni fa. “Il processo si è concluso con una sentenza di patteggiamento emessa dal gup di Viterbo, con cui l’agente è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione e a una multa di 2mila 200 euro”.
Da qui la delibera del consiglio di disciplina, per cui “il comportamento dell’uomo ha leso in maniera irrevocabile il rapporto di fiducia tra l’amministrazione della polizia di stato e il suo dipendente. L’agente ha avuto comportamenti contrari al senso dell’onore e della morale, avendo posto in essere atti in grave contrasto con i doveri assunti con il giuramento. Ha arrecalo grave pregiudizio all’amministrazione della polizia di stato”.
Alla delibera, segue il decreto del capo della polizia secondo il quale il poliziotto “abusando del vincolo di fiducia, aveva compromesso irrimediabilmente il rapporto con l’amministrazione, ‘dimostrando sprezzo per lo sforzo profuso dalle forze di polizia che, con sacrifici e indiscutibili rischi, sono impegnate quotidianamente nell’attività di contrasto al dannoso fenomeno della diffusione delle sostanze stupefacenti’. (Dall’agente, ndr) dovevano necessariamente essere tenuti in considerazione ‘i superiori interessi pubblici e le aspettative dell’amministrazione e del consorzio civile in ogni operatore di polizia’. Il mantenimento in servizio avrebbe sicuramente ‘un effetto deleterio sui colleghi, specialmente su quelli appena arruolati che vedrebbero venir meno le loro certezze e la loro fiducia nelle istituzioni'”.
Inoltre, il capo della polizia “ravvisa l’assoluta mancanza del senso dell’onore e della morale, atteso che il poliziotto, nella sua qualità di tutore dell’ordine, avrebbe dovuto considerare il disvalore della sua azione e astenersi dalla commissione del fatto”. Poi, giudica “gravissimo il comportamento tenuto dall’uomo, appartenente alla polizia di stato”.
I provvedimenti sono stati impugnati dall’agente scelto davanti al Tar, che ha lamentato un “eccesso di potere per travisamento di fatto e di diritto, per sproporzione tra i fatti contestati e la misura della destituzione, per irragionevolezza della sanzione destitutoria e per difetto di istruttoria”.
Secondo il poliziotto, “l’amministrazione non avrebbe tenuto conto dei fatti e della loro connotazione, avendo omesso di valutare la circostanza che lo stesso giudice penale aveva qualificato di lieve entità, ma si sarebbe limitata ad affermare la responsabilità dell’incolpato per il solo fatto della condanna patteggiata, senza svolgere autonome valutazioni.
Inoltre – continua l’agente – non vi sarebbe proporzionalità fra la sanzione inflitta e la gravità dell’atto contestato. Infine, l’affermazione per cui il mantenimento in servizio del ricorrente avrebbe determinato nella collettività civile e nei colleghi sfiducia e discredito nelle istituzioni di polizia, sarebbe apodittica atteso che la conclusione della vicenda giudiziaria con pronuncia di patteggiamento avrebbe evitato la pubblicità negativa che, viceversa, sarebbe scaturiva da un processo dibattimentale”.
Il ricorso è stato però respinto dal Tar, che ha condannato il poliziotto al pagamento delle spese di giudizio che ha liquidato in 2mila euro.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY