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Delitto di Santa Lucia - Il 44enne ha fatto perdere le sue tracce all'arrivo dei soccorritori - Nella casa la scientifica avrebbe ritrovato una copia del libro horror postato su Facebook - Il movente dell'omicidio potrebbe essere economico
Viterbo – Via Santa Lucia – Duplice omicidio – La palazzina dove è avvenuto il delitto
Viterbo – Delitto di via Santa Lucia – La polizia
Viterbo – Delitto di via Santa Lucia
Viterbo – Delitto di via Santa Lucia – La porta dell’appartamento
Viterbo – Delitto di Santa Lucia, nella casa dell’orrore anche un copia del libro horror che avrebbe ispirato il macabro allestimento dei cadaveri di Gianfranco Fieno e Rosa Franceschini, 83 e 71 anni, incellofanati e posizionati a “elle” sul letto della camera matrimoniale.
Nel frattempo il figlio è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario.
E’ “Il Grande Dio Pan” di Arthur Machen, protagonista dell’ultimo post su Facebook di Ermanno Fieno, il figlio 44enne delle vittime. I corpi senza vita dei genitori sono stati ritrovati il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia. Il post porta la data del giorno precedente, il 12 dicembre, alle ore 16,23, accompagnato dal commento “finalmente è arrivato, dicono sia il libro più terrificante mai scritto, vediamo se è davvero così”. Che, a posteriori, è impossibile non leggere come un segno.
Se sia stato o no un segno premonitore potrà dirlo solo l’autopsia, cui spetterà chiarire le cause e l’ora della morte. Nel frattempo Ermanno, scomparso dal quartiere di Santa Barbara mentre arrivavano i soccorritori, da ieri è ufficialmente iscritto nel registro degli indagati a piede libero per omicidio volontario. Forse soltanto della madre, trovata col cranio fracassato, mentre il padre, a un primo esame esterno, potrebbe essere morto di morte naturale.
Più di un atto dovuto, da parte della procura, dal momento che l’uomo ha fatto perdere le sue tracce. Inutili finora le ricerche, proseguite ininterrottamente giorno e notte. Al punto da far temere per la sua vita e sperare nell’allontanamento volontario. Per tutta la mattinata di ieri gli inquirenti hanno sperato raccogliesse l’appello a presentarsi per fornire la sua versione dei fatti.
Fino al sopralluogo della polizia scientifica nell’abitazione al civico 26 di via Santa Lucia, dove anche Ermanno risedeva coi genitori. Vista l’assenza del figlio, non è rimasto che dichiararlo irreperibile e nominargli un difensore d’ufficio. La sua presenza o quella di un difensore era infatti indispensabile a fronte degli accertamenti. L’incarico è toccato all’avvocato viterbese Samuele De Santis, che ha presenziato ai rilievi col collega Domenico Gorziglia, fino alla prova del luminol, quando è scattato il fuori tutti e nell’abitazione sono rimasti solo gli esperti della scientifica, muniti delle dovute protezioni.
Le serrande si sono abbassate verso le 16, facendo calare il buio sulla scena del crimine, necessario per effettuare i rilievi delle eventuali tracce ematiche presenti nell’appartamento. Uscendo il legale non ha voluto rilasciare dichiarazioni, limitandosi a dire di essere stato nominato d’ufficio. Proseguono le indagini.
Il movente del delitto sarebbe invece economico. Una ipotesi degli inquirenti è che Ermanno Fieno avrebbe ucciso la madre dopo la morte naturale del padre. L’idea forse era di nascondere il cadavere dell’uomo per continuare a riscuotere la sua pensione, ma quando la donna si è opposta l’avrebbe massacrata. Fino a ucciderla.
La situazione economica della famiglia non sarebbe stata buona con non pochi piccoli debiti. Tanto da non poter pagare le bollette e rimanere senza auto e acqua. Sembra che Ermanno si dovesse recare tutti giorni all’Ellera a prendere due ghirbe d’acqua.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.