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Tribunale - Vetralla Si era invaghito non ricambiato dalla vittima

Minaccia di mettere una bomba sottocasa di una quindicenne, condannato stalker

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

 

L'avvocato Stefania Sensini

L’avvocato di parte civile Stefania Sensini

Vetralla – (sil.co) – Dai petali di rosa sullo zerbino alle minacce di metterle una bomba sotto casa, condannato baby stalker. 

La denuncia risale al 2013. Sul banco degli imputati con l’accusa di stalking è finito un giovane, all’epoca ventenne, che, invaghitosi di una quindicenne, prima avrebbe iniziato a lasciarle petali di rosa sullo zerbino, infine sarebbe arrivato a minacciarla di metterle una bomba sotto casa per ammazzarla assieme al padre, alla madre e alla sorella. 

Alla vigilia di Natale, lo scorso 20 dicembre, il giudice Silvia Mattei ha condannato il giovane a sei mesi con sospensione della pena e al pagamento di una provvisionale di 1500 euro alla vittima, che potrà inoltre ricorrere in sede civile per un più cospicuo risarcimento. 

“Se non esci con me e lasci stare i compiti, ammazzo te e tutta la tua famiglia”, così l’imputato avrebbe minacciato la quindicenne, di cui si era invaghito durante l’estate, quando lui ventenne e la ragazzina adolescente frequentavano la stessa comitiva di amici.

“Pensava che fossi la sua fidanzata, invece io non me lo filavo proprio”, ha raccontato in aula la presunta vittima, oggi 19enne.

Mesi di persecuzioni. “Mi seguiva per strada, sul pullman quando venivo a scuola Viterbo, mi aspettava all’uscita e se stavo con un compagno di scuola mi faceva una scenata, si metteva davanti se stavo su una panchina a Pratogiardino o ai giardinetti di Cura”, ha raccontato la giovane, parte civile con l’avvocato Stefania Sensini.

E ancora: “Mi telefonava a tutte le ore, mi mandava messaggi in cui mi intimava di rispondergli sennò mi ammazzava con tutta la famiglia. Una volta mi ha presa alle spalle in un parcheggio e spintonata. Un’altra mi ha minacciata di mettere le bombe sotto casa. Diceva sempre che mi ammazzava, che avrebbe ammazzato tutti”. 

Un brutta storia che ha coinvolto anche i genitori dei ragazzi, arrivati a querelarsi reciprocamente. “Dava il tormento a mia figlia che era minorenne – ha confermato in aula la madre della vittima, anch’essa testimone – dai petali di rosa sullo zerbino a quando ha scritto il suo cognome seguito dalla parola zoccola su un muro del paese”.


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30 dicembre, 2017

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