Viterbo – “Io ho perdonato la persona, perché un errore si può commettere nella vita”, ha detto ieri un uomo miracolosamente sopravvissuto alla morte della compagna, rivolgendosi al presunto responsabile dello schianto.
Una frase che ha gelato e commosso tutti nell’aula dove era in corso la prima udienza del processo per omicidio e lesioni colpose al conducente del veicolo che il giorno di San Valentino del 2013 si sarebbe reso responsabile del frontale in cui ha perso la vita sul colpo una 39enne di Terni ed è rimasto gravemente ferito il compagno, con il quale stava tornando dal mare.
La coppia aveva appena festeggiato con un pranzo fuori la romantica ricorrenza.
“Io ho perdonato”, ha detto al giudice Silvia Mattei, al termine di una drammatica e commovente testimonianza, il dottor Luciano Faustini, 56 anni, il medico ternano, di professione psicoterapeuta, sopravvissuto per miracolo al frontale, avvenuto verso le 16,30 del 14 febbraio 2013, in cui ha perso la vita la compagna Desirè Pellicciari, nota esponente del Pd ternano, la cui tragica scomparsa ha lasciato orfana un’adolescente che all’epoca aveva soltanto 12 anni.
Dopo avere pubblicamente manifestato il suo perdono, Faustini, nel lasciare l’aula, si è avvicinato al banco dell’imputato, chiedendogli se fosse lui e se avesse sentito. Si tratta di un uomo di Firenze, che deve rispondere anche di guida in stato di alterazione psico-fisica.
Il tragico incidente è avvenuto nei pressi di Tuscania, lungo la strada provinciale Dogana, all’altezza del bivio che da Tuscania porta a Montalto di Castro. La Fiat Panda sulla quale viaggiava la coppia si è scontrata frontalmente contro una Renault Laguna.
Il medico ternano e l’uomo alla guida della Laguna furono trasportati al pronto soccorso di Belcolle. Faustini in eliambulanza, codice rosso e prognosi riservata.
“Poco prima eravamo alle Murelle a festeggiare San Valentino, una passeggiata al mare in un giornata assolata e con poco traffico”, ha raccontato senza nascondere le lacrime il medico, che porta ancora evidenti i segni del trauma subito.
“Avevamo preso una bottiglia di vino, ma io non bevo, sono astemio. E non mi piace guidare, ma quel giorno, siccome lei non ne aveva voglia ed era una data speciale, mi sono messo al volante io”.
“Dell’incidente non ricordo niente, mi sono svegliato sentendo un rumore di ventole, ero sotto la tac. Sono stato 20 giorni in coma, nel reparto di rianimazione. Parto da quello che mi è successo sotto: ho riportato una lesione dell’arteria femorale, la frattura di una tibia, i femori si sono frantumati a scoppio. Fino al 5 maggio sono stato ricoverato al Cto di Firenze, poi per rimettermi in piedi c’è voluto un anno di riabilitazione”, ha proseguito, spiegando il politrauma riportato al giudice Mattei che glielo ha chiesto.
“Non sarei venuto, ma è un dovere”, ha sottolineato, rispondendo con un incredibile garbo alle domande, nonostante la fatica. E poi quell’ultimo pensiero, rivolto al presunto responsabile: “Io ho perdonato la persona, perché un errore si può commettere nella vita”.
Il processo riprenderà il 20 dicembre.
Silvana Cortignani
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