Viterbo – Ricette di medicinali per animali fuorilegge, a processo per falso e esercizio abusivo della professione medica un veterinario e una farmacista viterbesi. Li hanno incastrati i Nas in seguito a un blitz del 22 maggio 2013 presso un’azienda del capoluogo specializzata nella distribuzione all’ingrosso di specialità farmaceutiche veterinarie.
Il processo è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Giacomo Autizi con la testimonianza di uno dei carabinieri che hanno svolto le indagini. “Tutto è partito da un controllo a campione – ha spiegato il militare del nucleo antisofisticazioni – una volta entrati nell’azienda abbiamo trovato tantissimi ‘registri dei trattamenti farmacologici’, provenienti da tutto il Viterbese e anche da Terni, di quelli usati dagli allevatori di animali da reddito e che devono stare negli allevamenti”.
E’ stato il primo segnale d’allarme, seguito dal rinvenimento di una grande quantità di prescrizioni medico-veterinarie che avevano la stessa data del giorno dell’ispezione: “Ma non c’era nessuna farmacista. Sono spuntate, invece, ulteriori ricette in bianco, pronte all’occorrenza, con la firma e il timbro di un veterinario e il timbro della rivendita”.
Pochi giorni dopo i Nas sono tornati per un altro sopralluogo: “All’ingresso abbiamo fermato un cliente che usciva con uno scatolone con indicazioni relative a uno specifico farmaco veterinario, dentro il quale c’erano due confezioni di antibiotico e due di un antibatterico, con fatture e prescrizioni in cui si indicavano anche altri medicinali e prescrizioni medico-veterinarie del giorno stesso, ma la farmacista neanche quel giorno era in ditta”.
Il seguito è stata una sfilata di allevatori provenienti da tutta la provincia e anche dalla vicina Umbria, convocati come persone informate dei fatti presso il comando provinciale dei Nas.
I successivi riscontri avrebbero confermato i sospetti sulle presunte irregolarità.
“Abbiamo restituito i registri ai proprietari e, anche con l’aiuto delle banche dati del ministero della salute, abbiamo scoperto, ad esempio, che in vari casi gli animali cui facevano riferimento le ricette erano morti o erano stati inviati al macello. Una cosa grave, perché per gli animali da reddito, sia per quanto riguarda la carne che il latte, vanno rispettati dei tempi di sospensione anche per le bestie morte o destinate ad essere macellate. Ben sette allevatori di bovini, inoltre, avevano capi cui era stato prescritto dal solito veterinario un farmaco addirittura dopo la macellazione”, hanno spiegato gli uomini del Nas.
Il processo promette di essere lungo, solo i testimoni in comune tra accusa e difesa sono ventotto, tutti indispensabili. Si torna in aula il 10 maggio 2018.
Silvana Cortignani
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