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Viterbo - L'intervento di Elvira Fatiganti della Uil Tucs: "L'amministrazione comunale faccia da intermediaria"

“Schenardi, chiediamo garanzie occupazionali e contrattuali”

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Elvira Fatiganti (Uil Tucs)

Elvira Fatiganti (Uil Tucs)

Viterbo - Gran caffè Schenardi

Viterbo – Gran caffè Schenardi

Viterbo -Riceviamo e pubblichiamo – Siamo contenti che lo storico caffè Schenardi tornerà ad essere il salotto buono della città di Viterbo. Ma oltre a non conoscere il nome dell’imprenditore romano che intende rilevare un’attività che in passato, e fino a pochi mesi fa, ha prodotto soltanto licenziamenti per i lavoratori, ci farebbe lo stesso piacere sapere – accanto agli arredi – quali saranno invece le garanzie occupazionali e soprattutto contrattuali che verranno poste in essere per le persone che assunte. Una volta assunte.

Ci piacerebbe saperlo non perché intendiamo entrare nei piani dell’impresa che vuole legittimamente e fortunatamente per tutti investire, ma più semplicemente perché l’ultima gestione ha lasciato a piedi diversi lavoratori, diversi di essi senza gli ultimi stipendi. Poi ha chiuso i battenti. Come si conviene fare ormai da tempo.

Ecco, il caffè Schenardi, non è soltanto un luogo storico della città, ma anche un po’ un luogo dove l’usa e getta del lavoratore rischia di diventare una specie di sport. Il simbolo del “tanto con i lavoratori facciamo un po’ come ci pare”. A patto che tutto questo venga fatto in nome e per conto di sviluppo, crescita, turismo e salotti buoni. Come se fosse un divertimento. Come se bastasse solo creare attese.

Come se nulla fosse aprire attività che coinvolgono una via intera, lavoratori e persone in carne e ossa per poi chiuderle pochi mesi dopo e buonanotte a tutti.

Visto che tutto questo è stato, ed è stato poco tempo fa, con attività che poi chiudono, ma prima smettono di pagare, e lavoratori appiedati, ci piacerebbe sapere quali sono le intenzioni di chi vuole rilevare Schenardi in merito ad occupazione e garanzie contrattuali. Vere e con un minimo di prospettiva futura. Perché per i lavoratori il self-made man non funziona. E non perché non ne sarebbe in grado.

Visto che Schenardi è anche un luogo storico della città e a patto che il Comune lo ritenga veramente tale, chiediamo infine all’amministrazione comunale di intermediare tra la proprietà dell’immobile e l’imprenditore che intende gestirla e di aprire un confronto con le organizzazioni sindacali affinché ai lavoratori assunti siano garantiti contratti dignitosi e nel rispetto dei diritti del lavoro. Il comune di Viterbo si deve fare inoltre garante che l’investimento che si intende fare abbia prospettive future serie senza doverlo poi vedere finire e svanire nell’arco di pochi mesi. Come accaduto più volte in passato.

Sappiamo perfettamente che si tratta di un bene privato. Ma sappiamo anche che l’esercizio della rappresentanza sindacale e la tutela dei diritti dei lavoratori sono diritti altrettanto sacrosanti. E che è compito delle istituzioni pubbliche difendere l’interesse generale. Se così non fosse, allora dovremmo trattare la gestione del caffè Schenardi come l’apertura di un qualsiasi altro bar che però, guarda caso, non ottiene lo stesso spazio pubblico del bar di Corso Italia.

Elvira Fatiganti

Segretaria generale Uil Tucs Viterbo


Articoli: “Schenardi tornerà a essere il salotto buono della città”


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27 dicembre, 2017

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