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Acquapendente - Sotto processo per stalking un uomo di Acquapendente - La vittima ha traslocato in Sicilia

Si avventa sulla ex con le forbici, poi le manda fiori per riconquistarla

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Viterbo - La procura

Viterbo – Il tribunale

Acquapendente – Lei lo lascia, lui le piomba in casa e davanti ai carabinieri, accorsi per aiutarla, cerca di colpirla con un grosso paio  di forbici. Dopo tre mesi spera di riconquistarla con un mazzo di fiori, ma finisce sotto processo per stalking.

Era il 4 marzo 2013 e da quel giorno l’uomo, un italiano, avrebbe continuato per mesi a tormentare la ex romena, finendo sotto processo per stalking, dopo avere patteggiato per l’episodio delle forbici, per il quale è stato arrestato per violazione di domicilio, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

Davanti al giudice Silvia Mattei, nei giorni scorsi, la prima udienza. La ex, nel frattempo, si è trasferita in Sicilia.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stato un mazzo di fiori con cui, il 6 giugno 2013, l’imputato  avrebbe voluto riconquistare la vittima, che nel frattempo si era rifugiata a casa di una connazionale.

“Si è presentato sotto casa e voleva a tutti i costi entrare, ma io gliel’ho impedito”, ha detto in aula l’amica, raccontando alcuni episodi avvenuti nel parcheggio di una discoteca di Acquapendente.

“Lui la aspettava, voleva parlarle, era insistente, voleva che tornassero insieme. Una sera mi ha danneggiato la macchina, posteggiata fuori del locale. Ha ammesso di essere stato lui, poi mi ha ripagato i danni e io ho ritirato la querela”, ha spiegato. 

Per saperne di più bisognerà cercare la vittima, che non sarebbe stata trovata all’ultimo indirizzo utile in Sicilia. Nel frattempo uno dei militari della stazione di Acquapendente intervenuti a casa della donna il 4 marzo 2013 ha rievocato in aula quei drammatici momenti. 

“Quando è scattato l’allarme siamo accorsi a casa della ragazza. Lui era riuscito a fare irruzione nell’appartamento. Quando lo abbiamo fatto uscire era in stato di grande agitazione, faceva avanti e indietro sul pianerottolo, dava pugni sulla porta. Poi lei ha accettato di parlarci, davanti a noi, e lo ha fatto entrare” ha raccontato il carabiniere. 

A quel punto è scattata la violenza. “Lui si è buttato sul tavolo, afferrando un paio di forbici e ha cominciato a sferrarle verso la donna, cercando in tutti i modi di colpirla, mentre noi cercavamo di bloccarlo – ha detto il militare -. Ne è nata una violenta colluttazione, al termine della quale gli abbiamo tolto le forbici a fatica. Ma siamo riuscito a calmarlo solo quando è arrivato il padre, che nel frattempo era stato avvisato che il figlio stava dando in escandescenze”. 

Il processo riprenderà il 24 ottobre. 


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14 dicembre, 2017

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