Modena – Eataly, un mondo del gusto, (im)perfetto stile italiano. O quasi. Almeno così pare.
Si potrebbe consigliare per una visita soprattutto a coloro ai quali piace venire presi a schiaffi, metaforicamente parlando. Allora, in quel caso, è il posto giusto. Per essere trattati male. Sotto diversi punti di vista.
Ogni volta che si mette piede in casa Farinetti, si viene stupiti, questo è certo. Ma c’è da spiegare il perché.
Dopo una apparente lieta accoglienza fatta di colore, ammalianti packaging, notevoli offerte di introvabili prodotti enogastronimici dal look invitante e poco commercializzati in Italia, un’atmosfera di inquieta e dubbia attenzione al cliente colpisce senza remore. Al di là della scelta del punto vendita. Tra i vari negozi sparsi ormai per tutto il Paese, anche sulla A1 Milano-Bologna, all’altezza di Modena (Secchia ovest precisamente), c’è un punto ristoro e boutique del food Eataly, che si spartisce location e clienti insieme ad Autogrill per alcuni reparti. Il percorso obbliga a passare tra i vari scaffali di prodotti di ogni genere alimentare e vinicolo.
Se si decide di assaggiare qualcosa nella parte ristorazione, al piano superiore, si apre un altro capitolo. Quel che risulta chiaro innanzitutto è il costo esagerato di quanto viene offerto. Soprattutto se misurato a che cosa viene offerto. Poi a seguire, il trattamento. Che, parlando di gusto, ha ben poco di gradevole. Ogni traccia di comunicazione, verbale e non, arriva netta come se, da parte di Eataly, si fossero veramente ben impegnati a non perdere occasione per allontanare il cliente, trattarlo possibilmente male, al di là di ogni ingannevole tentativo di vendersi nel mondo intero come tutto il contrario.
E a ricordare il senso di non-appartenenza, o meglio di estraneità e distanza (per non dire quasi di disprezzo) verso il visitatore, comunicati a chiare lettere si trovano persino, sparsi per tutta la location, su dei cartelli inchiodati al muro, che recitano: “Noi perdoniamo molti peccati in particolare il peccato di gola! L’unico peccato che non perdoniamo è rubare. Chi ruba è un ladro”. Così, tanto per far sentire a casa il consumatore. Potenziale o effettivo che sia. Evidentemente, per casa Farinetti, non bastava scrivere, “reparto videosorvegliato, prodotti protetti da antitaccheggio” come di norma Autogrill e tanti altri fanno.
Appena ci si siede al piano superiore, nell’area ristorazione, si viene sopraffatti da una strana percezione di ansia, fretta e sbrigatività. Un’aria pesante e refrattaria che ben poco ha a che fare con il concetto di italianità, qualità o slow food. Anzi, forse nemmeno in un americanissimo fast food si viene a tal punto ignorati e pervasi da una così forte sensazione di scarsa attenzione al consumatore e di frettoloso servizio tanto quanto dall’italianissimo Eataly.
Preso posto a un tavolo, arrivano in volata come sgraziate gazzelle, sbattendo nervosamente menu, posate e bicchieri di carta, le cameriere. Evidentemente istruite dal ferreo regime Farinetti a una forma di disservizio, orientato ai grandi numeri, mascherato da grande qualità, che almeno, a rigor di buon senso, non corrisponde alle loro personali volontà. Senza neanche guardare in faccia il cliente. In divisa brandizzata, coi loro gesti sbrigativi, le ragazze di Farinetti ricordano implicitamente, senza comunicare troppo, che siamo solo un numero. Che ce ne dobbiamo andare in fretta. Che dobbiamo anche decidere subito se vogliamo il caffè, prima di capire cosa mangeremo. E, soprattutto, che dobbiamo pagare velocemente, prima ancora di mangiare. Dunque la regola numero uno è: dopo esserti lavato le mani nelle sporche toilette al piano uno, siediti, leggi al volo il menu, scegli, ma in fretta, fai poche domande e tira subito fuori il portafogli. Costringendo il cliente a toccare le banconote prima ancora di spezzare il pane.
In sostanza: prima paga poi, solo a seguire, consuma quello che hai ordinato. Che ti piaccia o no. Sia il cibo che il conto. Sempre troppo salato per quel che si mangia e per come viene servito. E se chiedi la fattura ricorda che la potrai ottenere solo una volta a casa, davanti ad un pc e una stampante, completando la compilazione di un format, se non perdi lo scontrino sul quale troverai un link da cui scaricare il documento. Perché loro di questo non si occupano. Dovresti saperlo! Ah, da non dimenticare: per chi volesse mangiare una pizza con farina integrale – notoriamente più povera delle farine bianche – c’è da aggiungere “solo” 1 euro al conto.
Valeria Conticiani
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