Viterbo – Toghe d’oro agli avvocati iscritti da almeno mezzo secolo all’albo di Viterbo. In sette hanno superato l’ambito traguardo e tra loro c’è anche l’avvocato Franco Rossi, che esercita la professione da ben 55 anni.
Gli altri sono gli avvocati Caio Fiore Melacrinis, Gianfranco Del Corto, Luciana Zampi, Laura Scarelli, Giorgio Puri e Marcello Polacchi.
Lo scorso 20 dicembre, giorno della consegna della prestigiosa targa da parte del presidente dell’ordine degli avvocati di Viterbo, Luigi Sini, Rossi ha commosso i colleghi e i magistrati presenti con una lettera scritta col cuore.
Pubblicata anche sul sito ordineavvocativiterbo.it, la riportiamo integralmente.
Franco Rossi, oltre ad essere tra i decani degli avvocati iscritti al foro di Viterbo, è stato anche presidente dell’ordine, dal 1998 fino al 2004.
– Care colleghe, cari colleghi, oggi è, per me, e per gli altri colleghi del cinquantenario professionale, un giorno importante. Lo celebriamo con voi come è giusto e ovvio che sia.
Il presidente dell’ordine consegnerà una targa a celebrazione degli oltre 50 (per la precisione i miei sono, a partire dall’iscrizione al registro dei praticanti, 55) anni di esercizio della professione.
Il momento è felice. Emozionante. Toccante. E’ un momento alto. Un traguardo significativo e ambito. Occorre evitare retorica e commozione. E non è facile. Alla mente e al cuore affluiscono, in ordine sparso, ricordi, sentimenti, buoni e meno buoni. Pensieri esaltanti, come la ‘cerimonia’ che oggi si compie.
Il pensiero e la gratitudine per la vita datami vanno ai carissimi genitori il cui ricordo struggente mi accompagna in ogni ora della vita.
Va a mia moglie Maria Rosaria, che mi ha aiutato, sopportato e supportato a partire dagli esami di fine liceo (avevamo ‘vent’anni’) e mi supporta tuttora per il mio anteporre la professione a tutto, proprio a tutto.
Va ai miei figli: Roberto, avvocato, che ‘vive’ con me tutti i giorni condividendo, con amore filiale, le gioie e i patemi della professione. A Francesca che, pur fisicamente lontana, mi è vicina, anche lei tutti i giorni con il cuore e mi procura gioia per il suo impegno nelle attività culturali nella lontana Germania.
Senza i miei familiari. Senza la forza che loro mi hanno dato, l’odierno traguardo e tutto quello che l’ha preceduto non sarebbe stato possibile.
Penso, con immensa gratitudine e profondo affetto, ai miei maestri, di professione e di vita, avvocati Vincenzo e Fausto Ludovisi ed al carissimo Fabio Ludovisi loro degno erede. Ai miei primi colleghi dello studio Ludovisi: Ezio Napoli, Luigi Profili – scomparso, ma presenti nel mio cuore – nei miei ricordi dei primi anni di attività.
Il pensiero va anche ai colleghi che ho conosciuto e con i quali mi sono confrontato in tanti anni. Taluni illustri maestri del foro e, comunque, accumunati in un piacevole ricordo.
Penso ai giovani. ormai non più tali, con i quali ho diviso per annik le gioie e le fatiche della professoine legandomi a loro con vero affetto e stima: Rita Maria Portincasa amica e tuttora mia collega di studio, Marco Ripamonti, Paola Mangano e Luca Chiodi. ‘Allievi’ cui mi lega un affetto vero e profondo.
Penso alle segretarie, bravissime, che mi hanno molto aiutato cui sono legato da grande affetto, ricambiato.
E’ un momento di gioia e di riflessione. Ci si processa, dopo tanti processi…
Ho fatto bene o ho fatto male la professione? Ho meritato o demeritato?
Poi, il giorno dopo ci sono le nuove cause da studiare. Gli appuntamenti. Le udienze. Le battaglie, difficili, ma esaltanti della professione. Gli impegni ti travolgono. L’esame di coscienz è rimandato. E’ rimandato perché domani c’è un altro esame. La causa tra tizio e caio. Bisogna studiare. Va vinta. Sì, va vinta!
Cinquantacinque anni di attività professionale sono tanti, tantissimi.
Mi si dice: ‘Perché non smette? Perché non si riposa?’. ‘Perché le professioni, se le si ama, non si smettono mai’.
Io, verso la professione, provo, tuttora, un amore intatto, anzi sempre più forte, più grande.
Ho scritto troppo. Mi sono lasciato prendere, contro la previsione e la volontà, dalla retorica che volevo evitare. Me ne scuso.
Saluto i miei ‘vecchi’ colleghi con i quali divido la gioia dell’importante giornata. Saluto tutti i giovani e meno giovani colleghi e dico loro: amate e gratificate la professione con impegno intellettuale e morale.
Rispettate ed amate il cliente. Il ‘processo’, penale o civile che sia, è un dramma, un incidente. Un evento sfavorevole della vita. Occorrono, da parte del difesnore, impegno, comprensione, onestà, condivisione, tolleranza, partecipazione.
Rispettate i giudici, rispettate la magistratura. La loro funzione è alta e difficile. Ma fatevi rispettare. Non a parole, Nei fatti: esaltando la vostra insostituibile funzione umana e morale che è nata con la civiltà e vivrà per sempre.
Franco Rossi
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