Grotte di Castro – Quattro tosasiepi, due motoseghe e i pezzi di un’auto scomparsa da Gradoli a casa di un tagliaboschi d’origine romena residente a Grotte di Castro.
Li hanno trovati i carabinieri l’11 novembre 2013 e l’uomo è finito sotto processo per furto aggravato e ricettazione assieme a due operai, due connazionali, che ai tempi ospitava nella sua abitazione.
Ma soltanto un operaio è stato condannato a tre mesi e 300 euro di multa dal giudice Giacomo Autizi, che ha invece assolto l’imprenditore e l’altro taglialegna. Era infatti nella sua acmera da letto l’unico attrezzo, una motosega, di cui sia stato rintracciato il proprietario, un uomo di Acquapendente che ne aveva denunciato il furto.
“Gli altri, non avendo rintracciato i proprietari, li abbiamo regalati – ha spiegato il comandante della stazione dei carabinieri di Grotte di Castro – a un convento di suore e a un ente di beneficienza”.
Per quanto riguarda la macchina scomparsa da Gradoli, il difensore del tagliaboschi, Vincenzo Dionisi, l’ha definita “un rifiuto”: “Non si può parlare di furto, l’auto era abbandonata per strada, non aveva neanche la targa e la proprietaria l’aveva ceduta due anni prima senza fare il passaggio. Non era utilizzabile, per cui era tecnicamente un rifiuto. Non si può parlare di furto se uno prende un rifiuto”.
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