Tuscania – Moria di pesci nel Marta, è indagato il proprietario del terreno che la procura di Viterbo “ipotizza essere il luogo di provenienza dello sversamento di sostanze organiche che avrebbero causato l’inquinamento del fiume”.
Ieri i magistrati di via Falcone e Borsellino hanno fatto mettere i sigilli a un campo in località San Savino, a Tuscania. Il sequestro è stato eseguito dai carabinieri forestali di Tuscania, che stanno conducendo le indagini. “Al sequestro – sottolinea il procuratore capo Paolo Auriemma – sono seguiti prelevamenti autorizzati di campioni per approfondire la natura della sostanza organica. Per altro, sono in corso attività amministrative per porre in sicurezza il sito”. Si tratterebbe di un terreno a coltivazione intensiva di proprietà di un privato cittadino, il cui nome è stato iscritto nel registro degli indagati. L’inquinamento del Marta non sarebbe avvenuto mediante uno sversamento diretto, ma per conoscere la natura della sostanza organica finita nel fiume bisognerà attendere l’esito delle analisi dell’Arpa. Ma i risultati non dovrebbero arrivare prima della prossima settimana, quando poi i sindaci di Tuscania, Tarquinia e Monte Romano (comuni attraversati dal Marta) torneranno in prefettura per fare il punto della situazione con il prefetto Giovanni Bruno.
Un primo incontro nell’ufficio territoriale del governo di piazza del Comune si è tenuto martedì. I primi cittadini Fabio Bartolacci e Maurizio Testa e il vicesindaco di Tarquinia Manuel Catini con una nota congiunta hanno poi fatto sapere che “dalla riunione è emersa la necessità di costituire un tavolo tecnico permanente per avviare un monitoraggio su tutto il corso del fiume Marta e dei suoi affluenti. Controllare gli sversamenti, in particolare quanto fuoriesce dal collettore del Cobalb che raccoglie i reflui dei comuni che si affacciano sul lago di Bolsena. Analizzare l’attività dei depuratori, il loro dimensionamento e l’efficienza. Monitorare gli emungimenti autorizzati e individuare quelli non autorizzati”.
Ma dall’incontro è emersa anche “la ferma volontà – sottolineano gli amministratori dei tre comuni – di affrontare e risolvere il problema dell’inquinamento del Marta, della sua foce e del mare”. Fiume che, secondo Bartolacci, Catini e Testa, versa in un “pessimo stato di salute”, oltre ad avere una “ridotta portata idrica, dovuta alle scarse precipitazioni e alla mancata apertura della paratia che regola il flusso dell’acqua in uscita dal lago di Bolsena”.
Finché non arriveranno gli esiti delle analisi dell’Arpa, restano in vigore le ordinanze dei sindaci di Tuscania, Tarquinia e Monte Romano che vietano l’utilizzo dell’acqua del Marta per qualsiasi attività. Sia essa umana, ambientale, di balneazione o pesca.
L’indagine è partita dalla segnalazione di un cittadino, che domenica ha notato della schiuma e dei pesci morti galleggiare nel fiume. Immediato il sopralluogo del primo cittadino Bartolacci e del consigliere del comune di Tuscania Sabatino Tuccini, come l’intervento dei carabinieri forestali, della polizia locale, della capitaneria di porto e dei tecnici dell’Arpa.
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