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Inaugurazione anno giudiziario - Il dato nella relazione del presidente della corte d'appello di Roma: "Nelle carceri del Lazio sovraffollamento in aumento, gli stranieri espiino la pena nei paesi d'origine"

Mammagialla, i detenuti stranieri sono il 59%

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Viterbo - Il carcere Mammagialla

Viterbo – Il carcere Mammagialla

Luciano Panzani

Luciano Panzani

Viterbo – “Rilevante, e in linea con gli anni precedenti, la quota di detenuti stranieri. Negli istituti laziali i detenuti stranieri sono 2mila 659, e cioè il 42% del totale. E in diversi istituti rappresentano la maggioranza dei detenuti presenti: Regina Coeli, Civitavecchia, Rebibbia femminile, Rieti e Viterbo dove in particolare la percentuale arriva al 58-59%”. È quanto emerge dalla relazione del presidente della corte d’appello di Roma, Luciano Panzani, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018.

A livello generale, nei 14 carceri del Lazio i detenuti continuano ad aumentare rispetto agli anni precedenti. Da 5mila 671 (dato del 30 novembre 2014), agli attuali 6mila 332 (+11% in quattro anni). “L’eccesso di presenze in carcere esaspera il malessere, già intenso e diffuso, di tutti coloro che vi prestano servizio, enfatizzando enormemente le ricadute negative dei corposi vuoti che si registrano negli organici dei diversi profili professionali e rendendo sempre più marginale la concreta utilità dell’azione svolta sul piano della rieducazione dagli operatori, ai quali andrebbero comunque garantite condizioni lavorative accettabili – sottolinea Panzani -. Inoltre la funzione risocializzante della pena appare evidentemente mortificata da condizioni detentive suscettibili di comportare per i ristretti violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti. Quanto alla concreta composizione della popolazione carceraria continua a rimanere alla quota dei soggetti in attesa di giudizio o nei cui confronti non sia ancora intervenuta condanna definitiva”.

A Mammagialla i detenuti sono 620, di cui 355 stranieri (il numero è secondo solo ai carceri romani di Rebibbia – 490 – e Regina Coeli – 487), su una capienza regolamentare massima di 432. Il rapporto fra il totale presenti e la capienza è di 143,5. Ben oltre il dato nazionale, fermo a 115,1. “In alcuni degli istituti del Lazio il fenomeno del sovraffollamento, pur corposamente ridimensionato negli anni precedenti, non è mai stato definitivamente neutralizzato – ammette Panzani -. Anzi, nel periodo in esame, ha dato segnali di significativa ripresa, segnali che si sono peraltro accentuati in questi ultimi mesi. Analizzando i dati aggiornati al 30 novembre 2017 risulta un peggioramento della situazione carceraria nel distretto, rispetto al periodo precedente. Il rapporto fra detenuti presenti e quelli previsti dalla capienza regolamentare è ulteriormente cresciuto da 117 a 120, e a livello di distretto è superiore a quello nazionale ( 120,4 nel Lazio contro il valore di 115 del territorio nazionale). In dieci su 14 istituti penitenziari del distretto il rapporto è superiore a 112 e di in peggioramento rispetto al periodo precedente”.

L’attività del tribunale di sorveglianza collegiale. A una sopravvenienza pari a 13mila 072 procedimenti, è corrisposta l’eliminazione di 11mila 395 affari. E la pendenza è passata da 9mila 496 istanze a 11mila 173. Per quanto riguarda le “misure alternative”, ci sono state 8mila 943 nuove iscrizioni (rispetto alle 8mila 681 del 2016) e la definizione ha riguardato 7mila 550 oggetti.

La misura di più ampia applicazione è risultata quella dell’affidamento in prova. Una flessione della sopravvenienza si è avuta nel settore delle impugnazioni, nel quale si sono iscritti 827 nuovi affari (a fronte di 1204 dell’anno scorso). Un ambito di attività, che vede impegnato con competenza esclusiva il tribunale di sorveglianza di Roma, in cui si è registrata una rilevante crescita del flusso è quello che riguarda i reclami verso provvedimenti relativi allo speciale regime carcerario del 41 bis, nel quale sono stati iscritti 250 nuovi procedimenti. L’opera di definizione nel settore è stata notevole, essendo stati definiti 307 procedimenti. Nel comparto si è continuato ad assicurare tempi medi di definizione dei procedimenti.

Liberazione anticipata. Particolarmente affollato, con una sopravvenienza complessiva di 6mila 832 nuove istanze, ha continuato a essere il settore della liberazione anticipata. L’opera di definizione, che ha riguardato in totale 6mila 892 istanze, ha avuto segno positivo, con correlativa riduzione della pendenza, passata da 1607 procedimenti a 1547. Percentuali molto elevate hanno registrato i provvedimenti d’accoglimento, complessivamente pari a 5mila 380.

“E’ chiaro che nel settore l’attività, nonostante l’andamento positivo che si è registrato, andrebbe potenziata con il supporto di ulteriori unità di personale amministrativo, oggi non disponibile, per l’importanza che avrebbe una riduzione dei tempi di definizione dei procedimenti, anche in relazione alla eventuale riduzione dei tempi di accesso di taluni soggetti alle misure alternative”, sottolinea Panzani.

Riduzione della pena e risarcimenti. Un crollo della sopravvenienza si è avuto nel comparto relativo ai reclami volti a ottenere la riduzione della pena residua a titolo di risarcimento del danno per lesioni integranti violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. In tale comparto sono infatti sopraggiunti 42 nuovi affari, a fronte di 78 del periodo precedente. “Ciò evidentemente perché l’amministrazione penitenziaria ha cercato di ridurre al massimo possibile, soprattutto per quel che riguarda lo spazio vitale assicurato all’interno delle stanze di pernottamento, i casi di violazione della Cedu, sicché il ricorso al rimedio risarcitorio, che ha avuto grande sviluppo nel periodo immediatamente successivo all’entrata in vigore del rimedio, ha poi perso gran parte delta propria spinta”, spiega Panzani.

Permessi premio e misure alternative. Ha continuato a essere sostenuta la sopravvenienza nel settore dei permessi premio, con 2mila 372 nuove iscrizioni (a fronte di 2mila 267 dello scorso anno), e ha continuato a essere del pari elevata la percentuale di provvedimenti concessori, adottati in 1564 casi. Molto corposa ancora la sopravvenienza di procedimenti esecutivi di misure alternative, sopraggiunti in numero di 3mila 321.

Le conclusioni del presidente Luciano Panzani. “Deve essere evidenziato che la esecuzione delle misure alternative comporta un gran lavoro per i magistrati di sorveglianza, chiamati a seguire l’intero percorso svolto dal soggetto ammesso a regime alternativo. Difficilissime le condizioni in cui ha operato il personale amministrativo di questa sede. Il relativo organico, già in sé assai esiguo, risulta oggi inciso da numerose vacanze e offre una forza-lavoro che, già insufficiente a coprire i servizi preesistenti, è drammaticamente inadeguata ad assicurare anche quelli aggiuntivi correlati alle nuove estese competenze attribuite alla magistratura di sorveglianza dalle recenti riforme in
materia d’ordinamento penitenziario e d’esecuzione penale.

Vi sono profili professionali quasi del tutto assenti. Così è, in particolare, per quello nevralgico di direttore amministrativo, con due sole presenze effettive su sei posti d’organico e con ricadute sulla funzionalità complessiva dell’ufficio, fortemente enfatizzate dalla vacanza, sino all’ottobre 2016, del posto dirigente amministrativo. Così è pure, in buona misura, per quello di conducente, con solo quattro presenze effettive su nove posti d’organico, sicché il numero d’autisti di cui si dispone è palesemente insufficiente a garantire tutte le attività d’istituto che richiedono l’impiego di un’autovettura, creando difficoltà persino sul piano del concreto esercizio delle funzioni di vigilanza sulle numerose strutture carcerarie di competenza, diverse delle quali ubicate a notevole distanza dalla sede del tribunale. In sostanza, si opera costantemente in situazione di piena emergenza, con criticità che hanno colpito sia in sede collegiale sia in sede monocratica tutti i settori d’attività, compresi quelli di maggiore importanza per gli interessi dell’utenza.

Come già evidenziato lo scorso anno si auspica una maggiore concreta attuazione delle convenzioni che consentono agli stranieri d’espiare la pena nei loro paesi d’origine con
un procedimento semplificato e che non prevede il loro consenso e si evidenzia l’efficace lavoro effettuato in sede di Comitato di analisi strategica antiterrorismo, di cui l’amministrazione penitenziaria fa parte insieme alla polizia di stato, arma dei carabinieri, Guardia di finanza e Agenzie per la sicurezza interna ed esterna sulla tematica della radicalizzazione insieme all’attività di prevenzione del Dap all’interno degli istituti con un monitoraggio continuo in tempo reale dei dati rilevanti riguardanti i detenuti (colloqui effettuati, telefonate, flussi di corrispondenza, pacchi, somme di denaro, visite, episodi di autolesionismo, rapporti disciplinari…) effettuato attraverso l’uso di un programma informatico presso la sala situazioni del Dap.

Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari rimangono rilevanti le conseguenze dal momento che la capienza delle strutture sostitutive di essi si è rivelato, quantomeno nella regione Lazio, insufficiente a soddisfare le richieste di accoglienza di soggetti nei confronti dei quali sia stata disposta la applicazione di misura di sicurezza provvisoria. Il problema più grave è rappresentato dall’esecuzione delle misure di sicurezza provvisorie. Un passo importante è stato compiuto proprio a iniziativa di questa corte di appello e della procura generale con la sottoscrizione del protocollo di intesa ‘Per l’esecuzione delle misure di sicurezza applicate in via definitiva o provvisoria nei confronti di soggetti affetti da vizio parziale o totale di mente’ stipulato lo scorso 8 novembre che assicurerà maggiore collaborazione e interazione tra i magistrati del distretto e il dipartimento di salute mentale. In particolare è prevista una efficace integrazione tra attività di accertamento rimesse al consulente del pm (in caso di misure di sicurezza provvisorie) o al perito nominato dai giudici e le valutazioni cliniche dei dipartimenti di salute mentale competenti che assicuri un processo di presa in carico territoriale del paziente, unica possibilità per il raggiungimento di quell’obiettivo terapeutico e di reinserimento esterno del soggetto sottoposto a misura di sicurezza che rappresenta la principale finalità sottesa alla nuova normativa. Al contempo questa collaborazione consentirà di monitorare costantemente l’attualità della misura, anche in relazione all’esito del programma terapeutico adottato”.


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21 febbraio, 2018

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