Viterbo – Tutti a casa, ma i sindacati si battono lo stesso. “Non lasceremo nulla di intentato”, spiega Silvia Somigli, segretaria generale della Uil scuola Viterbo. Almeno fin quando l’Avvocatura dello Stato non si sarà pronunciata. Entro il mese di marzo.
La vicenda riguarda 150 maestre e maestri senza laurea della provincia di Viterbo che a dicembre il Consiglio di Stato, riunito in seduta plenaria, ha eliminato dalle graduatorie ad esaurimento (Gae), nonostante i diplomi presi abilitino all’insegnamento. Purché conseguiti prima dell’anno scolastico 2001-2002. A partire infatti dal 2001-2002 serve la laurea.
Successivamente alla sentenza, il ministero dell’istruzione ha chiesto un parere all’avvocatura di Stato per capire cosa fare. Perché quasi tutti questi docenti che vedono a rischio il proprio posto di lavoro già insegnano nelle scuole. Il parere dell’avvocatura è previsto per la seconda metà di marzo. Un punto di vista fondamentale, perché oggi la situazione riguarda gli insegnanti inseriti nelle Gae, ma domani potrebbe colpire anche i docenti che, con il solo diploma magistrale, hanno partecipato e vinto il concorso del 2016.
“Si è creata una situazione scaturita dalla politica – ha detto Somigli – che ha delegato alla magistratura la soluzione dei problemi. Chiederemo alla ministra Fedeli di assumere la vicenda e riportarla nel giusto contesto, quello della buona politica”.
In tutta Italia i docenti coinvolti e assunti a tempo indeterminato sono 6.669. Quelli iscritti in Gae con riserva a seguito di sentenza cautelare sono 43.534, gli iscritti in Gae a pieno titolo 26.252. Invece le supplenze che coinvolgono docenti inseriti in Gae con riserva sono 23.356, 20.110 le supplenze brevi.
“D’altra parte che il titolo dei diplomati magistrali prima del 2001-2002 – prosegue Somigli – sia abilitante non è messo in discussione neanche dalla sentenza del Consiglio di Stato. Siamo intenzionati a indicare e perseguire soluzioni politiche e sindacali per garantire i lavoratori senza che siano costretti a cadere in contenziosi e ricorsi giurisdizionali che, per loro natura, non sono in grado di dare risposte collettive, ma solo individuali. Siamo in presenza di un evidente disparità di trattamento che abbiamo già evidenziato quando si è discusso della delega sulla formazione iniziale dei docenti della secondaria. Quell’impianto presenta, infatti, un’inaccettabile disparità di trattamento, proprio perché lascia fuori il segmento primario che avrebbe titolo ad avere la fase transitoria di reclutamento, in modo analogo a quanto previsto per i colleghi della secondaria. Il punto di partenza è dunque quello dell’unicità della funzione docente – osserva Silvia Somigli – Ed è da lì che bisogna partire per trovare il bandolo della matassa. Ma per farlo occorre un provvedimento normativo che è ormai affidato alla prossima legislatura”.
“Inutile nascondere una certa sorpresa alla lettura della pronuncia – ha commentato l’avvocato della Uil scuola Massimo Pistilli -. Sono state spazzate via le aspettative che si erano riposte nel giudice amministrativo, un cambio repentino di orientamento, sorprendente quanto involuto. Una battaglia di principi che noi per primi non intendiamo rinnegare, proprio perché battaglia – fondata su pronunce giurisprudenziali favorevoli – di inclusione, nel senso che allargavano la platea dei candidati al lavoro nella scuola, ed è nostro opinione che includere sia sempre preferibile ad escludere. I diplomi magistrali quantunque conseguiti prima del 2001-2002 non consentono, da oggi, ai titolari di accedere legittimamente nelle Gae e di stipulare dunque contratti a tempo indeterminato”.
“Occorre fare il possibile per trovare una soluzione politica – ha sottolineato la segretaria nazionale della Cisl scuola Maddalena Gissi -. Lo abbiamo ribadito al ministero segnalando l’urgenza di interventi che consentano di ricomporre con giustizia ed equilibrio gli interessi e i diritti in gioco in questa vicenda, sulla quale va fatta una vera e propria operazione verità”.
La Flc Cgil ha inoltre sollevato il problema della tempistica. “L’alto numero delle persone coinvolte – afferma il segretario nazionale Francesco Sinopoli – pone con forza l’esigenza di individuare una soluzione in tempi brevi e, nonostante la fase di transizione che si vive a livello politico è necessario cominciare da subito a lavorare a una soluzione che dia risposta ai tanti lavoratori interessati, in modo da non escludere nessuno. Il parere dell’Avvocatura dovrà servire a dare rassicurazioni sulle situazioni pendenti, al fine di garantire la conclusione dell’anno scolastico ed evitare che i tanti docenti destinatari di una sentenza cautelare possano esser preda di operazioni speculative e strumentali”.
“I dati ricevuti dal Miur – dichiara infine Pino Turi segretario generale nazionale della Uil Scuola – non risolvono di per sé il problema, ma aiutano a definirne i contorni. Bisogna mandare messaggi di chiarezza alle persone attraverso un’informativa trasparente e oggettiva; chi responsabilità di gestione della scuola pubblica ha il dovere di prendere in mano la situazione e governarla. Solo un intervento legislativo può dare le risposte alle diverse situazioni determinate dalla sentenza. La fase è molto delicata, occorrono parole e idee chiare da parte dell’amministrazione”.
“Soprattutto, indipendentemente dal colore del Governo, bisogna iniziare a lavorare a soluzioni politiche che siano risolutive del problema. E’ acclarato – conclude Turi – che la via giudiziaria è ormai preclusa e comunque non può dare risultati di natura collettiva: occorre un provvedimento specifico che solo la politica può ed ha l’onere di fare con soluzioni che debbano tenere conto delle diverse posizioni giuridiche e geografiche senza lasciare i lavoratori in balia degli eventi”.
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