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Tribunale - Si tinge di giallo la feroce aggressione a due uomini - Alla sbarra per sequestro di persona un produttore di nocciole e il presunto complice

“Nessuna traccia del misterioso terzo uomo con la pistola”

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La caserma dei carabinieri di Vignanello

La caserma dei carabinieri di Vignanello

Viterbo – “Nessuna traccia del misterioso terzo uomo con la pistola”. Si  tinge di giallo la presunta feroce aggressione ai danni di due uomini avvenuta l’anno scorso all’ombra dei Cimini. 

E’ ripreso con la testimonianza del comandante dei carabinieri di Vignanello, maresciallo capo Alfredo Vitelli, il processo al produttore di nocciole di Vasanello accusato con un presunto complice di estorsione e sequestro di persona.

Vittime un dipendente e il cognato, che lunedì 23 gennaio 2017 sarebbero stati attirati in trappola presso un capannone dell’imprenditore, per essere poi picchiati con una spranga di ferro e minacciati con una pistola da un “terzo uomo”, con l’accusa di avere rubato una motosega il giorno precedente, quindi gettati in una botola per meccanici, sigillata con una griglia di ferro e un bobcat parcheggiato sopra, dove sarebbero stati rinchiusi al buio per mezzora prima di essere liberati dagli stessi aguzzini. 

Del terzo uomo, nonostante le ricerche, nessuna traccia. “Non è stato mai identificato – ha detto al giudice Giacomo Autizi il comandante Vitelli, spiegando – abbiamo acquisito i tabulati telefonici di entrambi gli imputati per vedere se tra i loro contatti potesse spuntare un nome, indirizzandoci verso un giovane d’origine siciliana, di Bagheria. Ma abbiano dovuto abbandonare la pista, perché il soggetto in questione era biondo con gli occhi azzurri, mentre l’identikit fornito dalle vittime descriveva un uomo moro e con gli occhi scuri”. 

Sarebbe stato lui l’autore materiale del feroce pestaggio, aizzato dai due imputati. “Quando la mattina successiva le vittime sono venute in caserma per sporgere denuncia, erano talmente conciate male, coi volti tumefatti da evidenti segni di percosse, che li abbiamo spediti prima in ospedale a farsi medicare e nel primo pomeriggio abbiamo raccolto le querele”, ha proseguito Vitelli.

“Lividi e gonfiori, ma nessun segno particolare”, ha poi risposto ai difensori, smentendo il dipendente, secondo il quale lo stesso comandante avrebbe notato il segno lasciatogli in mezzo agli occhi dalla pistola, pigiata violentemente sulla fronte.

Il giorno dopo, il datore di lavoro si sarebbe recato a sua volta in caserma per denunciare il furto della motosega. Solo successivamente i carabinieri avrebbero effettuato un sopralluogo nel  presunto capannone del sequestro.

“Non saprei dire se tra i mezzi agricoli ci fosse un bobcat, nei pressi della botola c’era un trattoretto gommato, di colore rosso”, ha risposto a una delle tante domande sullo stato dei luoghi dei difensori, il noto avvocato romano Piergiorgio Manca e il viterbese Fabrizio Ceccarelli. “Non abbiamo visto niente, ma non sono state fatte indagini in tal senso”, ha proseguito, rispondendo alla domanda se avessero trovato tracce dell’esplosione di un colpo di pistola, come raccontato la scorsa udienza dalle vittime. 

Tempi stringenti per il processo, senza il passaggio dall’udienza preliminare, ma instaurato col giudizio immediato come chiesto dal sostituto procuratore Franco Pacifici, titolare dell’inchiesta, sfociata lo scorso mese di agosto in misure cautelari per entrambi gli imputati. Si torna in aula già il prossimo 12 aprile. 

Silvana Cortignani

 


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7 marzo, 2018

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