Viterbo – (p.p.) – Nuovo mandato nuova la corsa. Anche se poi proprio nuovo non è, visto che Enrico Panunzi sa bene cosa lo attende per i prossimi cinque anni. E’ stato rieletto consigliere col Pd dopo la riconferma di Zingaretti alla Regione. “Per continuare, insieme” era il suo slogan. E di fatto continuerà a frequentare la Pisana.
Come 5 anni fa porta a casa una valanga di preferenze. “Un risultato che è una soddisfazione personale e il frutto della gente che ha potuto scegliere chi votare”. Ora assicura che continuerà a farsi “portavoce delle istanze del territorio per portare a termine le battaglie avviate in precedenza”.
Ha ottenuto una grande affermazione.
“Sono ampiamente soddisfatto – dice Panunzi – sia a livello personale che per il presidente Zingaretti che, in questo momento di macerie, per me può costituire una delle pochissime risorse per il Pd. Un risultato derivante dalla tantissima gente che ho conosciuto in questi cinque anni girando per la provincia”.
Persone che le hanno quindi riconfermato la fiducia permettendole di continuare il suo lavoro.
“Lavoro che, in realtà, non è mai finito. Non ha subìto stop. Mi impegnerò per la Orte-Civitavecchia e per il completamento dell’ospedale di Viterbo. Voglio portare le istanze del territorio in Regione, me ne farò portavoce come ho sempre fatto”.
Zingaretti è il primo presidente riconfermato.
“Questo la dice lunga e ha una doppia valenza, sia amministrativa, derivante dal fatto che abbiamo risanato la ragione, che politica perché Zingaretti è riuscito laddove tutti hanno fallito e cioè a creare una coalizione ampia”.
Il Pd a Viterbo ottiene il 25% e va meglio che nel resto delle province.
“Ne sono contento, anche alle politiche, per esempio nel mio paese, a Canepina, o anche ad Acquapendente, ha preso le percentuali più alte sia alla Camera che al Senato”.
Come giudica, invece, il dato nazionale?
“E’ la rivoluzione di Renzi, tanto annunciata e spesso mancata, specie all’interno del partito”.
Cosa ha più determinato la sconfitta?
“Il fatto che il Pd sia visto non come un partito innovatore, ma che rappresenta lo status quo, l’establishment e la conservazione. A torto o a ragione, per me a torto, però di fatto è questa l’idea che passa”.
E la decisione di Renzi di volersi dimettere solo dopo la formazione di un governo? Non era meglio farlo subito?
“Non sta a me dirlo. Credo solo che il partito non debba essere un fortino delle maggioranze e delle minoranze o un luogo di scontro tra chi ha più o meno numeri. Il partito è un qualcosa di collegiale e come tale deve essere vissuto. Mi pare che non sia così”.
Fioroni è fuori dal parlamento. Come la vede?
“E’ un trend generale – dice -, colpisce il dato di Viterbo città che è altamente negativo”.
Il Pd che fine farà, si risolleverà?
“Se avessi avuto certe capacità di previsione mi avrebbero dato il Nobel o quantomeno un riconoscimento…”.
Che impronta darà al suo mandato?
“Sarà nel segno della continuità e un percorso in sincronia con i programmi del presidente con cui è nato un rapporto politico, amministrativo e personale che è stata una delle migliori cose di questa mia esperienza nei cinque anni trascorsi. Grazie agli elettori, grazie ai cittadini e grazie soprattutto al fatto che siano loro a decidere”.
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