Viterbo – Tenta di adescare una quattordicenne in piazza della Rocca presentandosi come un amico di famiglia e offrendole il gelato per rompere il ghiaccio, condannato a otto mesi un 42enne di Vallerano. Condannato a otto mesi, nonostante la richiesta di assoluzione da parte dell’accusa, secondo la quale non c’erano prove sufficienti della volontà di concupire la minore.
Al giudice Giacomo Autizi sono bastati pochi minuti di camera di consiglio per emettere la sentenza, davanti alla vittima, oggi 16enne, e ai genitori, usciti dal tribunale più sollevati di quando sono entrati. Non era invece presente in aula il presunto maniaco che, pochi mesi prima, era stato già segnalato per molestie da parte di una donna, che aveva tentato di abbordare al parcheggio del centro commerciale Tuscia.
“Mi ha fermata in piazza della Rocca, mentre stavo andando in palestra, dicendomi che era un amico di papà, ma non era vero perché ha sbagliato sia il nome di mio padre, sia quello di mia madre – ha spiegato la minorenne al giudice – poi ha cercato di proseguire la conversazione, invitandomi a rivederci per prendere un caffè oppure un gelato. Siccome cercavo di andare via, allora cercava di trattenermi prendendomi per un braccio e intanto, non so se volutamente, mi toccava i capelli”.
“Ho avuto paura, perché mi ha colto di sorpresa, eravamo soli, sulla piazza in quel momento c’era poca gente e lui era molto insistente”, ha sottolineato la giovane.
Nonostante lo spavento, la quattordicenne non si è persa d’animo: “Si è presentato con nome e cognome, lasciandomi il numero di telefono per risentirci. Io l’ho registrato sul cellulare, perché era l’unico elemento per verificare. In quel momento ero già decisa a sporgere denuncia, sennò non lo avrei neanche detto a casa, poi coi miei genitori siamo andati in questura, dove mi hanno mostrato delle fotografie e l’ho riconosciuto subito”.
Denunciato a piede libero per adescamento di minori, il 42enne è stato tradito proprio dal nome di battesimo e dal cellulare. “Alla vittima aveva dato il nome vero e un cognome falso, ma la scheda telefonica è risultata intestata a una donna di Vallerano, il cui fratello convivente aveva lo stesso nome di battesimo che l’imputato aveva riferito alla quattordicenne”, ha spiegato l’ispettore Roberto Fortunati della squadra mobile.
Pochi minuti per risolvere il caso, anche grazie a un’ulteriore sorpresa: “Abbiamo scoperto che il quarantenne era stato già segnalato, il 23 ottobre 2014, da un’altra donna, in questo caso maggiorenne, che aveva chiesto l’intervento del 113 al parcheggio del centro commerciale Tuscia per un uomo che la stava molestando. Un’annotazione di due righe, perché in quell’occasione era stato soltanto identificato, ma sufficienti a effettuare un riconoscimento fotografico. Alla vittima abbiamo mostrato sei foto di uomini diversi, uno dei quali lui, e lei lo ha subito riconosciuto”.
Silvana Cortignani
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