Soriano nel Cimino – (sil.co.) – “Adesso vado di là e mi ammazzo”. Per avere minacciato la ex di togliersi la vita, trattenendola a forza nel suo appartamento, un uomo di Soriano nel Cimino è stato condannato dal giudice Giacomo Autizi a 20 giorni di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di una provvisionale di 400 euro alla vittima che, se vorrà, potrà chiedere un ulteriore risarcimento anche in sede civile.
Nel 2016 il giovane, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, aveva già subito un altro processo davanti al giudice Rita Cialoni. E non finisce qui, perché l’imputato è stato nuovamente denunciato lo scorso novembre per avere sfondato la porta di casa della ex, soccorsa dai carabinieri. La donna, in seguito alla persecuzione, nel frattempo si è trasferita nel capoluogo.
Il processo celebrato davanti al giudice Autizi era per violenza privata, minacce e lesioni, accuse queste due ultime da cui è stato assolto.
La coppia ha convissuto tre anni, tra il 2009 e il 2011. “Abbiamo avuto un bambino, ma poi è finita. Solo che lui ha continuato a a perseguitarmi”, ha spiegato la vittima, oggi 28enne.
La sera del 21 maggio 2013, verso le ore 22,30, l’ex l’avrebbe invitata ad andare nella sua casa in fase di ristrutturazione per concordare il mantenimento del figlio, che lui non le avrebbe mai versato.
“Ho sbagliato io ad andare a casa sua”, ha detto la giovane, senza rimettere però querela. “E’ iniziato subito il diverbio ed è andata avanti per una quarantina di minuti. Io volevo andarmene, ma lui mi ha tenuto ferma per non farmi uscire, poi mi ha sollevata dicendomi che si sarebbe ammazzato, che sarebbe andato di là e si sarebbe tolto la vita. Io ho provato a urlare, ma lui mi ha messo una mano sulla bocca. Poi alla fine mi ha lasciato andare dicendomi ‘che rimanga tutto tra noi, facciamo che non è successo nulla’”.
Dopo una notte agitata e insonne, la mattina successiva la 28enne è andata al pronto soccorso, dove le hanno prescritto delle gocce. Quindi ha sporto denuncia.
Convinta che fosse già il processo per l’episodio di novembre, è apparsa spiazzata al giudice, che le ha chiesto se la situazione sia nel frattempo migliorata: “Ora che ho cambiato paese e faccio rispondere direttamente al telefono nostro figlio quando chiama, le cose vanno meglio”, ha detto.
Il pubblico ministero aveva chiesto due mesi. Il giudice ha optato per due mesi con sospensione della pena, disponendo però anche un risarcimento a favore della vittima.
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