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Incidente in via Vicenza - Vittima un ultraottantenne - Il processo per omicidio colposo si è chiuso oltre sette anni dopo la tragedia

Muore sotto le ruote di un furgone, assolto il conducente

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L'incidente mortale in via Vicenza

L’incidente mortale in via Vicenza

Il segretario della Camera penale viterbese Carlo Mezzetti

Il segretario della Camera penale viterbese Carlo Mezzetti

Viterbo – (sil.co.) – Assolto dopo oltre sette anni. E’ l’artigiano viterbese accusato di omicidio colposo per la morte di Ludovico Tomarelli, il pensionato di 82 anni, deceduto il 5 novembre 2010 in un drammatico incidente avvenuto verso mezzogiorno in via Vicenza, all’altezza della farmacia dei Cappuccini. 

L’anziano era uscito di casa per andare a buttare l’immondizia in un momento in cui il traffico, lungo l’arteria, era completamente congestionato. 

La vittima finì sotto le ruote di un furgoncino Opel Vivaro. A processo è finito l’uomo che era alla guida del mezzo, un ultrasessantenne, titolare di una ditta che produce oggetti in ferro. 

L’accusa ha chiesto che l’imputato venisse condannato a due anni e due mesi. Il giudice Silvia Mattei, sentite le difese, lo ha assolto perché il fatto non costituisce reato. 

Sentito in aula, il conducente del furgone, difeso dagli avvocati Carlo Mezzetti e Gianluca Papalia, ha raccontato come in quel momento il traffico in via Vicenza fosse completamente paralizzato.

“Eravamo fermi, nemmeno a passo d’uomo, completamente fermi – ha detto – un lungo serpentone che da piazza dell’Ortigara andava fino al semaforo del passaggio a livello. A un certo punto, mi muovo, sento uno struscio da dietro, penso di avere calpestato un cartone, scendo per vedere e trovo il signore sotto, anzi sotto per metà, con la testa fuori”. 

Una versione confermata da due guardiaparco in servizio che si trovavano a bordo del veicolo subito dietro. 

Tra i primi soccorritori un uomo che si trovava sul lato opposto della strada, appena uscito dalla redazione di un quotidiano locale situata proprio di fronte al luogo dell’impatto, subito dopo l’incrocio per via Piave, che al giudice Mattei ha confermato l’insolita posizione della vittima, il cui corpo sarebbe stato metà sotto il furgone, vicino alla ruota posteriore destra, e metà fuori.

Senza però che il veicolo lo avesse calpestato con le ruote anteriori, secondo quanto emerso dalle perizie dei medici legali, sentiti nel corso delle varie udienze del lungo processo. Come se fosse scivolato sotto il mezzo. 

Il medico che ha visitato la vittima subito dopo il sinistro ha parlato di ferite al braccio, compatibili con uno sfregamento sull’asfalto. Dall’autopsia risulta la morte per emorragia interna dovuta alle gravissime lesioni al torace, allo sterno e alle vertebre. All’inizio non si escludeva un possibile malore.

Soddisfatta la difesa. “Ma oltre sette anni per un processo che a nostro avviso non doveva nemmeno essere celebrato sono davvero troppi”, il commento del difensore Carlo Mezzetti. 


Articoli: “Il traffico era completamente paralizzato, pensavo fosse un cartone”Pensionato investito, a giudizio il conducente del furgone – Pensionato muore mentre attraversa la strada

 

 


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31 maggio, 2018

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