Sutri – “In quella casa, piena di pipì ed escrementi, c’erano più di venti cani. Erano magrissimi, perché non avevano né acqua né cibo. Ed erano talmente affamati che si mordevano tra loro ed erano costretti a mangiare i topi che passavano di lì. Poi c’erano i pappagalli, rinchiusi in gabbie piccole e sporche. E anche loro non avevano mangime”. È drammatico il racconto che l’animalista Nunzia Casini, vicepresidente della onlus viterbese Incrociamo le zampe, ha reso in tribunale durante l’ultima udienza di un processo per maltrattamento di animali a carico di un allevatore.
I fatti risalgono al febbraio di cinque anni fa, e sarebbero avvenuti nella frazione Fonte Vivola di Sutri. I cani, una ventina, insieme a un centinaio di pappagalli sarebbero stati abbandonati in casa dal proprietario sotto sfratto. “Come associazione – denunciava all’epoca la onlus animalista – abbiamo presentato querela per maltrattamento e inadempienze nei confronti di chi ha e aveva l’obbligo di tutelarli. Nella casa degli orrori ci sono decine di cani usati per la riproduzione e detenuti in condizioni disumane”.
Ieri al giudice Giacomo Autizi, Casini, vicepresidente di Incrociamo le zampe, ha raccontato: “In quella casa c’erano più di venti cani, alcuni con il microchip e altri senza. C’erano meticci, dalmata e pit bull. Dodici erano in giardino, sei nei recinti e sette nell’abitazione. Erano tutti magrissimi perché non avevano né acqua né cibo, ed erano talmente affamati che si mordevano tra loro ed erano costretti a mangiare i topi che passavano di là. E menomale che non c’erano gatti, sennò chissà che brutta fine avrebbero fatto… Qualche cane, in giardino, era sotto gli alberi e non riusciva neppure ad alzarsi. In casa, si erano nascosti in un armadio e sotto il letto. Pipì ed escrementi erano ovunque, e la puzza che c’era in quell’abitazione non mi si toglierà mai dal naso. Dallo sfratto, per tre mesi, quotidianamente, sono andata lì per far mangiare gli animali. Ma alla fine due cani non ce l’hanno fatta e sono morti. In giardino e nel garage c’erano pure i pappagalli, anche loro senza cibo e rinchiusi in gabbie piccole e sporche”.
In aula ha testimoniato anche il veterinario intervenuto in quell’abitazione a Fonte Vivola. “Gli animali stavano male ma non malissimo – dichiara al giudice ridimensionando il racconto dell’animalista -. I cani li ricordo magri, ma non feriti. Invece le gabbie in cui erano i pappagalli, tra cui una grande voliera, erano arrugginite. Insomma, l’ambiente in generale non mi sembrava sano”.
L’imputato ha invece rilasciato spontanee dichiarazioni, difendendosi. “Amo gli animali – ha detto al giudice Autizi -, ed è per questo che sono un allevatore di pappagalli. Ma all’epoca l’attività non andava, e la situazione economica in cui mi trovavo ero pessima. Poi, quasi quotidianamente, c’era chi incatenava i cani al cancello di casa mia e io li prendevo e li accudivo. Gli volevo bene, gli davo da mangiare e alcuni dormivano addirittura in camera mia o di mia madre. Non ci lucravo su, e alcuni erano stati separati dagli altri perché tra di loro litigavano. Quando ero sotto sfratto, durante il periodo pasquale, un vicino di casa mi ha chiamato dicendo che uno dei cani era morto. Insomma, alla fine sono stati gli animalisti ad abbandonarli a se stessi…”.
Il processo continua a metà ottobre.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY