Roma – Cyberspionaggio, condannati Giulio e Maria Francesca Occhionero. I giudici di primo grado del tribunale di Roma hanno inflitto cinque anni di reclusione al primo e quattro alla sorella. L’accusa era di accesso abusivo a sistema informatico, per aver spiato per anni migliaia di computer appartenenti a società, partiti e istituzioni.
La procura aveva chiesto pene più salate: nove anni per Giulio Occhionero e sette per la sorella Maria Francesca. Secondo il pubblico ministero, il primo avrebbe creato una rete che, sfruttando un virus che entrava nei pc tramite un messaggio email, gli avrebbe permesso di accedere e carpire informazioni dai computer infettati. Tra cui dati, password e messaggi.
I pc colpiti sarebbero stati più di 18mila. E per oltre oltre mille e 900 di questi, Giulio Occhionero avrebbe avuto anche le password. Quindi, il pieno controllo. Tra i bersagli, ci sarebbero stati anche i computer di Camera e Senato, del ministero degli Esteri e della Giustizia. Del Partito Democratico, di Finmeccanica e di Bankitalia. Ma anche gli indirizzi mail dell’ex premier Matteo Renzi, del presidente della Bce Mario Draghi, di Bruno Vespa, del procuratore generale della corte d’appello di Roma, e – come riporta la Stampa – di Maurizio Selli, consigliere 5 stelle del comune di Civita Castellana.
All’epoca dell’arresto dei fratelli Occhionero, nel gennaio del 2017, il Corriere della Sera scriveva: “Nella rete è stato assoldato anche il vicebrigadiere dei carabinieri Maurizio Mencarelli, in servizio a Tarquinia”. La rete di collaboratori che gli Occhionero avrebbero creato, sarebbe servita a proteggersi dalle inchieste giudiziarie. E Mencarelli, spiegava il Corriere della Sera, avrebbe dovuto monitorare l’andamento delle indagini. E per questo è stato denunciato per accesso abusivo all’archivio delle forze dell’ordine.
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