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Tribunale - Viterbo - Dovrà risarcire una ex dipendente del danno biologico e morale provocato dalle sue condotte

Datore di lavoro condannato per mobbing

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Denuncia il capo per mobbing, vince la causa e ottiene un risarcimento di 5.274 euro.

Parte offesa una ex dipendente di una società di servizi del capoluogo con sede sulla Teverina riuscita, cosa rara, a dimostrare di essere stata vittima di angherie da parte del suo datore di lavoro.

La donna, difesa dall’avvocato Samuele De Santis, ha ottenuto dal giudice Mauro Ianigro il risarcimento del danno biologico e morale derivante dal mobbing. E anche il pagamento delle differenze retributive, essendo stata assunta con un fittizio contratto di apprendistato invece che con contratto d’impiegata d’ordine a tempo indeterminato.

Il rapporto di lavoro è proseguito dal 2009 al 2015, quando la presunta vittima di mobbing sarebbe stata spinta a dimissioni forzate dall’azienda. 

Dito puntato contro le condotte del datore di lavoro: “Che si sono concretizzate in una molteplicità di comportamenti così da tradursi in forme di prevaricazione e di persecuzione psicologica  tali da indurre la mortificazione morale e l’emarginazione, la paura, l’ansia e la cronica depressione nonché lo stress cronico che hanno causato e continuano a causare danni non patrimoniali”. 

Mobbing certificato dalla perizia del neurologo Antonio Maria Lanzetti, che parla di “disturbo psicopatologico cronico e permanente” e di una “variegata sindrome ansioso-depressiva”. 

Il giudice Ianigro scrive nella sentenza: “Nella specie, le condotte datoriali devono ritenersi in contrasto con l’articolo 2087 del codice civile che impone al datore di lavoro di adottare ogni misura necessaria per salvaguardare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro, essendo evidente che un comportamento consistente nell’utilizzo abituale di un linguaggio offensivo e mortificante e nelle variazioni ripetute dell’orario di lavoro a scopo ritorsivo possono cagionare, anche su persone di normale tempra psicologica, ripercussioni dannose”. 

Nella denuncia dell’ex dipendente si parla di demansionamento; comportamenti offensivi e molesti verso il padre, autotrasportatore per una delle società gestite dalla ditta; variazione degli orari di lavoro e riduzione del part time; insulti e prepotenze; pretesa di compensare le ore di straordinario con i permessi e le malattie con le ferie; ritardi nella retribuzione; obbligo di lavoro straordinario dopo la timbratura dell’uscita serale.

Successivamente, sarebbero arrivati anche “apprezzamenti a sfondo pseudo sessuale e reiterate richieste di incontri, o allusioni e sollecitazioni ad un ipotetico interesse sentimentale verso il figlio del datore di lavoro; sparizione di documenti e disattivazione di utenze telefoniche o posta elettronica a lei assegnate; assegnazione forzata e reiterata di ferie forzate; isolamento e ostilità delle colleghe”. 

 


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2 luglio, 2018

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