Viterbo – (sil.co.) – “Mio padre mi picchiava con un tubo di plastica, non riuscivo a salire le scale di scuola”.
E’ il dramma raccontato in aula dalla figlia di un uomo condannato ieri in primo grado dal giudice Giacomo Autizi a un anno e mezzo per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate nei confronti della moglie e delle due figlie minorenni.
“Mio padre picchiava sempre la mamma e anche noi figlie, a me una volta ha sbattuto la testa contro il muro”, ha proseguito la ragazza durante la scioccante udienza dello scorso 14 maggio.
Così una 22enne, oggi studentessa universitaria, ha raccontato le angherie cui venivano sottoposte la moglie e le due figlie, all’epoca minorenni, di un autotrasportatore d’origine romena finito sotto processo per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. In aula anche la sorella, oggi 16enne, che essendo ancora minorenne è stata ascoltata a porte chiuse.
La prima ad essere sentita è stata la madre che, a distanza di quasi cinque anni dalla denuncia, risalente all’ottobre 2013, ha divorziato dal presunto aguzzino e, a sorpresa, ha deciso di rimettere la querela: “Lui ora vive in Germania, è sposato on un’altra donna, mantiene rapporti con le figlie e collabora con me nella loro gestione”, ha detto, giustificando la decisione.
Le aggressioni sarebbero state all’ordine del giorno, scatenate da un nonnulla. “Una sera vedevamo una trasmissione in televisione in cui difendevano le donne. Lui ha cominciato a dire che l’uomo aveva fatto bene, poi se l’è presa con me”.
“Mi diceva ‘prima o poi morirai anche tu, stai attenta io non ho niente da perdere’ e poi giù schiaffi, pugni e calci”, ha proseguito la donna, una 47enne. “Tanto la ammazzo e ve la rimando morta”, avrebbe minacciato una volta i genitori della vittima, chiamandoli nel cuore della notte in Romania”.
Un crescendo di violenza, fino all’episodio più drammatico, nella primavera del 2013: “Ce l’aveva con me, ma se l’è presa con la maggiore delle nostre figlie, che all’epoca aveva 11 anni. Ha cominciato a colpirla, sbattendole la testa contro il muro, finché non si è sentita male. Poi è andato a dormire e noi siamo corse in ospedale a Belcolle”.
Diventata impossibile la convivenza, con le figlie si è trasferita: “In una casa piccola e vecchia, ma dignitosa, dove abito tuttora”.
Drammatica la testimonianza della figlia oggi ventiduenne. “A volte mi picchiava con un tubo di plastica, provavo talmente tanto dolore per le botte che mi aveva dato che non riuscivo a salire le scale di scuola”. E ancora: “Portavo una sciarpa sul viso per nascondere i lividi”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY