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Tribunale - Perché il fatto non sussiste - L’ex rappresentante di Arcilesbica era imputata di sostituzione di persona in seguito all’esposto presentato quattro anni fa in procura da Melissa Mongiardo e Chiara Frontini

Firme farlocche contro le unioni di fatto, assolta Emanuela Dei

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Emanuela Dei

Emanuela Dei

Carla Vanni

La parte civile Carla Vanni

Il segretario della Camera penale viterbese Carlo Mezzetti

L’avvocato Carlo Mezzetti

Viterbo – Firme farlocche tra quelle raccolte dal comitato “Sì alla famiglia” contro il registro per le coppie di fatto, assolta Emanuela Dei.

Niente da fare per la presidente del comitato, Carla Vanni, che al processo, iniziato due anni fa davanti al giudice Giacomo Autizi, si era costituita parte civile. 

L’ex rappresentante di Arcilesbica era imputata di sostituzione di persona in seguito all’esposto presentato quattro anni fa in procura da Melissa Mongiardo e Chiara Frontini per lo scherzetto delle firme eccellenti sulla petizione per il no.

Lunga la lista delle persone offese. Oltre alla Mongiardo e alla Frontini, Gianluca De Dominicis, Daniela Bizzarri, Carla Vanni e il comitato “Sì alla famiglia”.

Il giudice ha assolto la Dei con formula piena, perché il fatto non sussiste, come chiesto dal difensore Carlo Mezzetti per il quale il caso ha dimostrato semmai la bontà della critica alla petizione da parte dell’imputata, secondo la quale fin dal primo momento non c’erano i crismi della serietà. Nessuna prova è emersa della responsabilità di Emanuela Dei, assolta questa sera con la più ampia delle formule. Ma di fatto qualcuno, spacciandosi per improbabili firmatari, è riuscito a mettere in dubbio i risultati della petizione. 

Un falso clamoroso quello delle firme farlocche, che fu smascherato il 16 gennaio 2014 dalla presidente della I commissione consiliare Mongiardo, dopo avere ricevuto dalla piattaforma CitizenGo, che ospitava la petizione, il ringraziamento per aver firmato contro il registro, senza averlo fatto.

Lo stesso è successo a Chiara Frontini, per cui presentarono un esposto contro ignoti, presto individuati in Emanuela Dei dagli investigatori, che fin dall’inizio sospettarono che il colpevole fosse uno solo, visto che il computer dal quale erano partite le connessioni era sempre lo stesso.

Una tegola per la leader del Movimento per la famiglia, Carla Vanni: 2196 preziosi no in forse, mentre risultava tutto regolare per le 1200 firme raccolte da Arci Cultura Lesbica e Solidarietà Cittadina a sostegno del registro.

Silvana Cortignani


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9 luglio, 2018

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