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Lettere - Lubriano - Scrive Carlo Quondam

“Accorpamenti, si fanno i conti con il primo mese senza elementari”

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Lubriano

Lubriano

Lubriano – Riceviamo e pubblichiamo – Si fanno i conti con il primo mese senza scuola elementare.

Le norme sugli accorpamenti scolastici, che hanno trasformato la scuola pubblica in una sorta società per azioni, non hanno dato scampo alla piccola scuola del paese teverino.

Il territorio ha dunque perso l’unica struttura che garantiva il tempo pieno.

Ma questo è già passato e i bambini fanno lezione nella scuola media ed elementare di Bagnoregio.

Negli anni precedenti c’è stata una resistenza da parte delle famiglie e dei residenti che hanno provato invano a far sentire le proprie ragioni agli amministratori.

Si è cercato di puntare sul fatto che si sarebbe chiusa una delle poche scuole con edificio certificato antisismico. Sono infatti stati fatti di recente importanti lavori di ristrutturazione che hanno reso la scuola un luogo sicuro.

Evidentemente per l’istituzione scolastica il tempo pieno e la sicurezza non sono buone ragioni per cercare di salvare una struttura e provare a stendere un programma per renderla parte attiva del comprensorio. Rilevante anche il colpo sociale e culturale subito da una piccola comunità, problemi di trasporto, orari, e altro ancora.

Meglio il risparmio.

Ma anche questo è passato. Ora i bambini di Lubriano stanno subendo a un altro spiacevole episodio. Questa volta non si tratta di economia o scelte strutturali. Anzi, economicamente il discorso sarebbe irrilevante.

I bambini residenti a Bagnoregio sono esenti dal pagamento della mensa, quelli di Lubriano no. Quindi dopo aver subito la chiusura della scuola del loro paese, anche la discriminazione. Alcune famiglie hanno chiesto chiarimenti al comune.

La risposta è stata che l’amministrazione bagnorese ha deciso di fasi carico delle spese esclusivamente per i bambini che hanno la residenza a Bagnoregio. Una scelta nobile in condizioni normali dove ogni comune scegli come agevolare al meglio i propri cittadini. Ma in questo caso l’amministrazione non riesce a cogliere l’elemento discriminatorio. La scuola non può essere l’ennesimo bacino di consensi politici.

Un disastro dal punto di vista educativo, ancora più che politico. Perché la scuola, è bene ricordare, serve a educare, far crescere e formare i cittadini di domani. I bambini sono tutti uguali e devono essere trattati tutti allo steso modo.

Carlo Quondam


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6 ottobre, 2018

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