Viterbo – Halloween da brividi, dà fuoco alla casa coniugale per vendetta, bruciando il vestito da sposa della moglie. Al via il processo al marito piromane, per l’incendio e anche per maltrattamenti in famiglia.
E’ l’uomo che all’alba del 31 ottobre dell’anno scorso ha dato alle fiamme un appartamento a Grotte Santo Stefano. Un egiziano di 44 anni sposato con un’italiana 43enne dal 2001.
Fotocronaca: L’appartamento incendiato a Grotte Santo Stefano
La donna in casa non c’era. Pochi giorni prima, il 14 ottobre, si era rifugiata a Roma, da una nipote, scappando dal marito che l’aveva cosparsa di benzina minacciando di bruciarla viva con un accendino in mano.
I carabinieri, dopo il rogo, lo hanno catturato quando era già giunto sotto la casa dove era ospitata la moglie, forse per portare a termine nel più tragico dei modi la sua vendetta.
Il processo si è aperto ieri davanti al giudice Silvia Mattei, alla presenza dell’imputato, detenuto nel carcere romano di Rebibbia, dove sta scontando una condanna due anni e due mesi per avere ferito con una lametta i carabinieri che lo hanno arrestato mentre era in fuga.
Parte civile la moglie, assistita dall’avvocato Federico Monaco del foro di Roma.
E’ passato quasi un anno da quando gli abitanti della frazione di Grotte Santo Stefano sono stati bruscamente svegliati dal suono delle sirene dei mezzi di soccorso e dall’odore acre emanato dal fumo e dalle fiamme che uscivano da un appartamento di via Morgantini dove da qualche tempo abitava la coppia.
Sul posto si sono precipitati carabinieri e vigili del fuoco, la cui tempestività ha scongiurato il peggio, dal momento che nell’ingresso dell’appartamento si trovavano quattro bombole di gas che, se piene, sarebbero potute esplodere. All’apertura della porta, entrando aria, l’incendio è divampato in tutta la sua violenza, con l’evacuazione, per prudenza, dell’intero isolato.
In aula sono stati sentiti una vicina e uno dei militari intervenuti, che hanno ricostruito quegli attimi drammatici.
Raggelante, sul fronte dei maltrattamenti, la testimonianza della vicina: “La moglie mi fece vedere il corpo pieno di tagli, alcuni recenti e altri cicatrizzati, che le aveva fatto il marito. Mi disse ‘non lo lascio, perché lo amo’ e io le risposi ‘questo non è amore’. Spesso urlavano, una volta ho chiamato i carabinieri, pensavo la stesse ammazzando”.
All’interno dell’abitazione, completamente distrutta dal fuoco e annerita dalle fiamme, il caos. “Dopo avere spento l’incendio – ha spiegato il carabiniere – siamo entrati e dentro era come se ci fosse stato il terremoto. L’imputato, prima di appiccare il rogo, aveva devastato la casa, spaccando tutti i mobili e facendo a pezzi i bagni, con un’ascia o un martello. Inoltre aveva riempito le pareti di scritte contro la moglie. Poi aveva appiccato il fuoco ed era scappato, dicendo ad alcuni testimoni che era stato lui e dandosi alla fuga. Lo hanno preso a Roma”.
“Il suo obiettivo era finire il lavoro – secondo l’avvocato di parte civile Monaco – lo hanno arrestato sotto casa della nipote della mia assistita, voleva ucciderla perché lo aveva lasciato e non voleva tornare più con lui. Anche adesso, qualora dovesse uscire dal carcere, ne siamo certi, andrebbe a cercarla per ammazzarla”.
“A San Valentino e per la festa della donna, il 14 febbraio e l’8 marzo di quest’anno, le ha fatto ricevere degli ‘auguri’ molto significativi da Rebibbia. E’ veramente pericoloso”, l’avvertimento del legale.
Il processo riprenderà il 9 novembre.
Silvana Cortignani
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