Viterbo – Coppia di giostrai, padre e figlio, accusati di avere calunniato un poliziotto, sono stati assolti a distanza di ben 11 anni da quando, la vigilia di Natale del 2007, ebbero un incidente sulla Teverina, finendo addosso a un cancello, il cui proprietario temeva se ne volessero andare senza risarcire i danni.
Ne è nata una discussione. “Io vi conosco, siete due zingari, la macchina sarà senza assicurazione”, avrebbe inveito l’uomo quando il figlio, soccorrendo il padre ferito che perdeva copiosamente sangue, ha fatto per caricarlo sull’auto di passaggio di un cugino e andare all’ospedale.
L’intervento del poliziotto
Sul posto si fermò un poliziotto fuori servizio, di passaggio con la famiglia, di stanza a Roma, ma precedentemente in servizio a Viterbo. L’agente, riconoscendo i due giostrati, noti per dei precedenti, avrebbe intimato a entrambi di non muoversi e attendere l’ambulanza. Prima dell’arrivo del 118, però, avrebbe chiamato il 113, dicendo che c’erano due persone da arrestare.
La versione del figlio
“Per non farci andare via, il poliziotto ha strattonato mio padre, tirandolo fuori a forza dalla macchina di mio cugino, dove lo avevo caricato per portarlo a Belcolle. Allora mi sono attaccato col poliziotto e ci siamo azzuffati”, ha raccontato il figlio ieri, all’ultima udienza del processo, ammettendo la colluttazione, ma ribadendo che lui voleva soltanto portare immediatamente il padre ferito in ospedale.
In quattro a processo
Padre e figlio sono finiti a giudizio con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate in concorso, nonché calunnia. “E’ successo perché hanno deciso di denunciare l’episodio all’autorità giudiziaria, raccontando la loro versione dell’accaduto, che l’istruttoria dibattimentale ha ampiamente dimostrato essere vera”, hanno spiegato i difensori Fausto Barili e Franco Taurchini dopo la sentenza. A giudizio anche i due cugini, con l’accusa di favoreggiamento.
Le richieste dell’accusa
Il pm Cristiano Ricciutelli ha chiesto tre anni per il figlio, due anni e mezzo per il padre e quattro mesi ciascuno per i cugini. il giudice Silvia Mattei ha assolto tutti, condannando a otto mesi, per il solo reato di lesioni, il figlio. “Ancor prima di essere soccorsi, si è puntato ad arrestarli”, hanno detto più volte in aula i difensori durante nel corso della discussione.
Dopo la sentenza
“Sono soddisfatto di avere convinto il giudice Mattei che padre e figlio si erano limitati a raccontare la verità, denunciando il comportamento arbitrario di un pubblico ufficiale, andato oltre i limiti del suo dovere. Non aveva alcun diritto di impedire al figlio di condurre il padre in ospedale con i mezzi che voleva. Non c’è stata resistenza, perché non poteva obbligarlo ad aspettare l’ambulanza. Non c’era ragione per arrestarli. Non sono stati loro a dire il falso. Eppure è successo addirittura che due testimoni, ovvero i cugini, siano finiti a processo anche loro, con l’accusa di favoreggiamento”, il commento di Taurchini, difensore del figlio.
“Un ottimo risultato, che mette un punto definitivo su una vicenda andata avanti undici anni per il padre, da me assistito, cui sono stati assurdamente contestati tre capi d’imputazione, uno peggio dell’altro, semplicemente per avere deciso di rivolgersi all’autorità giudiziaria per raccontare cosa gli era capitato. Incredibilmente è stato coinvolto anche nella colluttazione, nonostante fosse esanime per le ferite”, sottolinea Barili.”Un paradosso l’accusa di calunnia. Lo stesso ispettore della volante, intervenuto sul posto, ha detto in aula che padre e figlio non erano da arrestare, ma da soccorrere”, la conclusione del legale.
Silvana Cortignani
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