Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Fabrica di Roma - Al centro dell'inchiesta la gara per l'affidamento del progetto per farne una casa di riposo - Oltre al sindaco, sono stati rinviati a giudizio altri quattro indagati

Grand hotel confiscato alla mafia, Scarnati a processo per turbativa d’asta

di Silvana Cortignani
Condividi la notizia:

Mario Scarnati

Mario Scarnati

Fabrica di Roma - L'albergo confiscato

Fabrica di Roma – L’albergo confiscato

Fabrica di Roma - L'albergo confiscato

Fabrica di Roma – L’albergo confiscato

Fabrica di Roma - L'albergo confiscato

Fabrica di Roma – L’albergo confiscato

Fabrica di Roma - L'albergo confiscato

Fabrica di Roma – L’albergo confiscato

Fabrica di Roma - L'albergo confiscato

Fabrica di Roma – L’albergo confiscato

Fabrica di Roma – Grand hotel della mafia destinato a diventare casa di riposo, a processo per turbativa d’asta in concorso il sindaco di Fabrica di Roma. Ci vorrà tempo per sapere come andrà a finire: la prima udienza è stata fissata per il 20 settembre 2019. Parte offesa il Comune. 

Mario Scarnati, 69 anni, è stato rinviato a giudizio ieri dal gup Savina Poli, assieme ad altri quattro indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura relativa all’immobile confiscato alla criminalità organizzata che il Comune di Fabrica di Roma, tra ottobre e dicembre 2015, avrebbe voluto trasformare in casa di riposo, affidando a un progettista un incarico da oltre ottantamila euro.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri forestali, tramite l’acquisizione di documenti, intercettazioni telefoniche, raccolta di sommarie informazioni e interrogatori.

Nel mirino dei pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, con l’ipotesi di turbativa d’asta, sono finiti il sindaco, il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Fabrica di Roma, un geometra e due architetti.

“Turbavano – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – la procedura pubblica negoziata, bandita dal Comune di Fabrica di Roma, per la scelta del contraente privato al quale affidare l’incarico, per un importo complessivo di 84.600 euro, oltre Iva e addizionali, di responsabile della progettazione definitiva-esecutiva, coordinamento sicurezza e direzione dei ‘lavori di ristrutturazione e adeguamento di un immobile comunale da destinare a casa di riposo’, per un importo complessivo di un milione e 780mila euro”.  

Il fabbricato ad uso alberghiero, mai completato e situato in via della Ferrovia, nei pressi della frazione di Falerii, è finito nel mirino dell’Autorità nazionale anticorruzione nel 2016, quando un gruppo di consiglieri ha inviato un esposto all’Anac per “presunte irregolarità”. L’Anticorruzione di Raffaele Cantone, in particolare, ha evidenziato una “singolare tempestività nell’iter procedimentale, conclusosi con l’affidamento dell’incarico in pochi giorni”, inviando gli atti alla procura della repubblica di Viterbo.

Sulla carta doveva diventare il fiore all’occhiello dell’amministrazione Scarnati, invece è stato soltanto una fonte di guai, tanto da essere restituito, l’estate scorsa, dal Comune all’Agenzia per l’amministrazione dei beni sequestrati alla mafia. 

“Non ho fatto nulla, anche perché della gara d’appalto non ero Rup. E soprattutto non conosco chi si è aggiudicato il bando. Quello della magistratura è un atto dovuto, dopo l’esposto della minoranza”, dichiarava Scarnati a Tusciaweb nel settembre 2017, commentando l’avviso di conclusioni indagini.

Secondo l’accusa, il sindaco avrebbe “individuato a monte, prima dello svolgimento della procedura di gara, il professionista (un architetto, ndr) cui bisognava affidare l’incarico di progettazione, impartendo in tal senso direttive al responsabile dell’ufficio tecnico e al Rup”.

“Il responsabile dell’ufficio tecnico, preposto in quanto tale alla procedura d’appalto, assecondava le direttive del sindaco. Il Rup della procedura in esame, un geometra, assecondava le direttive del sindaco”, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio. 

Nelle sue vesti di libero professionista, l’architetto individuato a monte dal sindaco: “Di intesa con i pubblici ufficiali – sottolinea l’accusa – curava di fatto la redazione  del progetto a cui era interessata la stazione appaltante, avendo cura di non figurare quale partecipante alla procedura e facendo partecipare al suo posto, formalmente, un altro architetto, fornendo inoltre a quest’ultimo consigli su come predisporre i computi metrici, mediante collusioni o mezzi fraudolenti, consistiti nel concordare la rosa dei cinque nominativi di professionisti da invitare a presentare offerte, in modo tale da rendere certo l’affidamento in favore dello stesso”.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Sergio Racioppa, Giuseppe La Bella, Roberto Massatani, Francesco Massatani, Fabrizio Ballarini e Alessandro Fortuna. 


Il grand hotel della mafia che doveva diventare casa di riposo

Confiscato dalla direzione investigativa antimafia nel 2013, bene dello Stato dal 2015 e assegnato al Comune di Fabrica di Roma, si tratta di un fabbricato a uso alberghiero con i lavori eseguiti a metà. Due stabili comunicanti, immersi in ettari di verde, che non sono mai diventati né albergo, né altro. 

La gara per il progetto della casa di riposo è del novembre 2015 e l’istruttoria dell’Anac, aperta a giugno 2016, si è chiusa a maggio 2017. 

A luglio 2018  il consiglio comunale ha deliberato la restituzione del complesso edilizio all’Agenzia per l’amministrazione dei beni sequestrati alla mafia. Ieri, 3 ottobre 2018, il rinvio a giudizio del sindaco Mario Scarnati e di altri quattro indagati per turbativa d’asta in concorso.

Lo stabile apparteneva a Federico Marcaccini, imprenditore trentottenne. A Roma, la sua città, lo chiamano “Er pupone” per il volto da bimbo paffuto, malgrado la posa sprezzante nella foto che, cinque anni fa, fece il giro del web.

La maxi confisca lo rese famoso: 120 milioni di euro di beni requisiti, tra cui l’albergo fabrichese, un hotel a Taormina, ville tra Roma e Sabaudia e persino l’elegante palazzo sede del teatro Ghione, dietro San Pietro.

‘Ndrangheta, dissero. Marcaccini, per i magistrati di Catanzaro, era uomo vicino alla cosca Pelle. Per gli inquirenti, “Er Pupone” finanziava gli affari della ‘ndrina. Partite di cocaina importate dal sudamerica con i suoi soldi, stando alle indagini. Ma quelle indagini sono state sconfessate nelle aule di giustizia: dal reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti Marcaccini è stato assolto in via definitiva.

Ciononostante la corte di cassazione ha detto no alla revoca della confisca, sulla base dei “contatti assidui con Sebastiano Pelle, elemento di spicco della cosca” e della “contiguità ad ambienti criminali e la cointeressenza nell’importazione di ingenti quantitativi di stupefacenti”.

Silvana Cortignani

 


Condividi la notizia:
4 ottobre, 2018

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/congratulazioni-per-questo-meraviglioso-traguardo-raggiunto/