Acquapendente – Patrigno spara al figliastro, vittima a processo per minacce aggravate.
E’ il 24enne che il 6 luglio 2017, ad Acquapendente, è stato colpito alle gambe con una fucilata sparata dalla finestra dal patrigno, arrestato dai carabinieri e finito ai domiciliari con l’accusa di lesioni personali aggravate.
L’uomo, un 58enne, fin dall’inizio si è difeso sostenendo di avere agito per scongiurare il peggio dal momento che il giovane avrebbe minacciato con un coltello e un bastone sia lui che la compagna, madre del ragazzo, accanendosi contro la vettura dei familiari parcheggiata fuori casa, mentre la coppia era costretta a barricarsi all’interno dell’abitazione.
Adesso, a distanza di oltre un anno, mentre il patrigno è ancora in attesa di conoscere il suo futuro giudiziario, è giunta a sorpresa la citazione diretta in giudizio per il 24enne, a conclusione delle indagini svolte dal pm Paola Conti, incaricata dalla procura delle indagini in seguito alle denunce- querele presentate dall’avvocato Vincenzo Dionisi, che assiste il patrigno.
Il giovane, infatti, dopo il violento episodio, culminato nella fucilata, avrebbe continuato a minacciare sia l’uomo che la moglie.
La prima udienza del processo è stata fissata al 7 giugno 2019, davanti al giudice Gaetano Mautone, con l’accusa di minacce aggravate, nel periodo che va da luglio a settembre 2017: “Perché – si legge nel decreto di citazione diretta a giudizio – brandendo dapprima un coltello e poi un bastone, con il quale aveva già danneggiato la vettura del patrigno, e i altre circostanze, per mezzo del telefono e dei social network, proferiva minacce di morte nei confronti dello stesso patrigno e della compagna e madre dell’indagato”.
“Ho sparato per difendermi”, disse il patrigno al gip durante l’interrogatorio di convalida. L’agricoltore sarebbe così andato in camera. Avrebbe estratto dall’armadio un fucile da caccia calibro 12 e da una finestra avrebbe esploso un colpo, ferendo il 22enne alle gambe.
“Era l’unica cosa che potevo fare – ha detto l’arrestato al gip, difendendosi in aula -. Dovevo fermarlo, sennò chissà come sarebbe andata a finire. Non volevo ucciderlo, altrimenti non avrei sparato in basso. Volevo soltanto difendermi”.
Ricoverato a Belolle con una prognosi di trenta giorni, il 24enne aveva riportato “ferite multiple e circolari da fucile a pallini, sulla coscia destra e sinistra e una ferita circolare sul fianco destro”.
Silvana Cortignani
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