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Tribunale - Con i suoi schiamazzi sveglia tutto il vicinato - Aggredisce i militari e tenta la fuga

Si apposta sotto casa dell’ex e si ribella ai carabinieri, condannato a 5 mesi

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Viterbo - La procura

Viterbo – La procura

Civita Castellana  – (ma.ma.) Si apposta sotto casa dell’ex per poterle parlare ma con i suoi schiamazzi sveglia tutto il vicinato. Ai carabinieri intervenuti sul posto rifiuta di dare le proprie generalità, tenta la fuga e li aggredisce con spintoni. 

Condannato a 5 mesi di reclusione il marocchino che nel giugno del 2012 si è recato sotto casa dell’ex compagna a Civita Castellana per avere un chiarimento, generando però una discussione piuttosto animata con altre due persone e svegliando tutto il vicinato. Ieri mattina ha testimoniato in tribunale,  davanti al giudice Elisabetta Massini, il maresciallo che, insieme a un suo collega, ha ricevuto la segnalazione per schiamazzi notturni ed è così intervenuto sul posto. 

“Siamo arrivati in via Mazzini perché avevamo ricevuto una segnalazione per schiamazzi. Sul posto abbiamo trovato tre persone che discutevano animatamente e che con le loro urla avevano attirato l’attenzione di gran parte del vicinato”, ha specificato il maresciallo che attualmente lavora alla stazione dei carabinieri di Firenze. “Siamo riusciti a identificare due litiganti. La terza persona, ossia l’imputato, non ha voluto fornire le sue generalità”.

I carabinieri avrebbero così appurato che il marocchino si trovava sul posto per parlare con la sua ex compagna, la quale però si rifiutava di affacciarsi o scendere in strada per chiarire la situazione. Il maresciallo in aula ha anche riferito dello stato alterato del testimone: “All’inizio aveva un atteggiamento alterato verso la compagna che non si affacciava e poi verso tutto il condominio che si lamentava. Fin da subito l’imputato si era mostrato piuttosto agitato. Era sotto l’effetto di sostanze alcoliche”. 

I carabinieri avrebbero così deciso di condurlo in caserma per procedere all’identificazione, ma l’imputato avrebbe opposto resistenza: “Appena abbiamo provato a farlo salire in macchina l’imputato si è divincolato. Ha spintonato me e il mio collega ed è uscito dalla vettura. L’uomo ha provato a darsi alla fuga correndo in via Mazzini, ma dopo pochi metri è caduto a terra maldestramente. Faceva di tutto per non essere preso. Barcollava. Una volta a terra era sempre molto agitato, non rimaneva passivo”.

Una volta fatto salire in macchina la situazione non sarebbe migliorata: “Si divincolava anche in macchina. Agitandosi ha colpito sia me che il mio collega. Siamo infatti andati in ospedale dove c’è un referto che attesta le lesione riportate”, ha specificato il maresciallo. 

Anche in caserma l’atteggiamento non sarebbe cambiato: “Oltre a dimenarsi è anche passato alle minacce. Rivolgendosi a me e al mio collega ha detto ‘i documenti non ve li do, qui comando io”. Alla fine è proprio in caserma che i carabinieri sarebbero riusciti a trovare la carta di identità dell’imputato per poter procedere così alla sua identificazione. “Aveva i documenti nella tasca. Non c’era bisogno di fare tutto quel trambusto”, ha concluso il teste in aula.

Terminata la testimonianza, il pm ha chiesto 9 mesi di reclusione sostenendo che l’imputato con il suo atteggiamento di resistenza non avrebbe fatto compiere un atto dovuto agli operanti, non avrebbe permesso l’identificazione personale e avrebbe aggravato la situazione minacciando gli agenti.

La difesa, affidata all’avvocato Barbara Forti, ha invece chiesto il minimo della pena perché l’imputato sarebbe potuto essere identificato anche attraverso gli altri due partecipanti alla lite che avrebbero dovuto conoscerlo, in particolare una persona che era l’ex compagna. L’avvocato ha anche aggiunto che, pur essendo appurato lo stato alterato dell’imputato e il suo tentativo di darsi alla fuga, le lesioni ai danni dei due carabinieri sarebbero potute essere più una conseguenza del tentativo di alzare da terra l’imputato al momento della sua caduta durante la fuga piuttosto che il risultato di un’effettiva violenza. La difesa ha quindi chiesto l’assoluzione dal delitto contestato per “aver opposto resistenza passiva ad atto, tra l’altro, anche arbitrario”.

Il giudice Elisabetta Massini ha condannato l’imputato a 5 mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e rifiuto di fornire le proprie generalità.

 

 


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20 novembre, 2018

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