Viterbo – “In quella casa c’era un continuo viavai, io volevo solo un po’ di pace”. Si è difeso mercoledì scorso in tribunale il 73enne viterbese accusato di stalking nei confronti di una cuoca 48enne a cui aveva affittato casa e di cui si era invaghito.
In aula è stata ascoltata anche la figlia della donna, affittuaria di una casa in via Freddano fuori porta Faul a Viterbo, confinante con quella dell’imputato.
L’uomo ha negato ogni tipo di offesa nei confronti della cuoca e ha collegato la sua insistenza nel parlare con la 48enne al continuo viavai in casa: “C’era un terremoto, anche di notte c’era confusione”.
Era l’estate 2016 quando, tra luglio e agosto, la presunta vittima, per sottrarsi all’anziano stalker, è stata costretta a lasciare la sua abitazione in via Freddano. Di lì a poco la denuncia per l’uomo, un pensionato 73enne che, a detta della signora, l’avrebbe perseguitata per un mese intero dopo aver scoperto che la donna aveva un altro, per giunta convivente. L’uomo, nel novembre del 2016, è poi stato colpito dal divieto di avvicinamento.
Nella scorsa udienza la donna, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache, aveva raccontato dei buonissimi rapporti con il padrone di casa, fino alla decisione di vivere con il compagno. Da quel momento in poi, però, il 73enne avrebbe dato sfogo alla sua gelosia insultandola, perseguitandola e procurandole dei danni anche all’auto.
In tribunale è stata ascoltata anche la figlia della presunta vittima, che nell’estate del 2016 viveva nello stesso appartamento con la madre. La ragazza ha confermato la precedente versione della madre: “All’inizio i rapporti erano molto buoni, poi l’inferno. Ha iniziato a insultare mia madre dicendole che era una poco di buono, una puttana. C’è stato poi l’accanimento sulla nostra auto. Nel corso dei giorni abbiamo trovato ben nove ruote bucate. È stato un susseguirsi di episodi”.
E il pensionato sarebbe poi passato a delle vere e proprie minacce. “Mi ha detto che lui sapeva bene come utilizzare la polvere da sparo”, ha affermato la figlia della presunta vittima.
L’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, ha smentito tutte le accuse in aula. “Io non ho mai offeso nessuno, non l’ho mai insultata e delle gomme bucate non so nulla”, ha affermato. Il presunto stalker ha sottolineato di non aver mai detto di “saper usare la polvere da sparo”. E ha poi aggiunto: “A tutte le ore c’era un viavai, anche di notte c’era confusione. Alle volte camminavano anche con i tacchi. Un vero terremoto. Io chiedevo soltanto di avere un po’ di pace, di poter riposare anche io”.
Negata anche ogni possibile discussione avvenuta con il compagno della presunta vittima: “Con lui buoni rapporti, non ho mai avuto problemi con lui”.
Si torna in aula l’8 febbraio.
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