Berlino – Paola Cortellesi ovunque va porta il sole. Il suo sorriso illumina. Un’artista a trecentosessanta gradi. Versatile e disponibile. Straordinaria e alla mano. Al Kulturbrauerei è stata accolta ieri sabato 10 novembre, insieme al marito e regista Riccardo Milani, con un calore indescrivibile. Tra gli ospiti d’eccezione anche il sindaco di Civita di Bagnoregio, Francesco Bigiotti. Invitato all’Italian Film Fest da Mauro Morucci per condividere anche il percorso relativo a “Tuscia, terra di cinema”.
Fotocronaca: Paola Cortellesi illumina Berlino
Il critico cinematografico Enrico Magrelli, da bravo padrone di casa, ha presentato i personaggi tra i fan. Immortalando tra giornalisti, fotografi e ammiratori, un momento davvero emozionante. Un’atmosfera piacevole, resa ancora più divertente dallo sguardo ironico e a volte comico che attraversa trasversalmente e caratterizza Come un gatto in tangenziale. Dove l’interpretazione della Cortellesi è magistrale. “Questo è il secondo film girato insieme ad Albanese – ha detto la Cortellesi-. Conosco e ammiro Antonio. Negli stessi programmi ci siamo avvicendati, io ci sono arrivata dopo di lui. Dopo Mamma o papà, altro film girato insieme, è nata la sintonia. E in questo secondo film, dividendoci la sceneggiatura poiché li scriviamo in quattro, molti pezzi capitati a me erano relativi alla sua parte. E io sentivo esattamente come li avrebbe interpretati. Lui interpreta esattamente la cosa come io mi sono immaginata che lo facesse. Una conoscenza profonda pur non conoscendoci da vent’anni. Io con Antonio sento che siamo duetto. Ci si intona a vicenda”.
Poi il critico Magrelli ha cercato di scavare un po’ tra le righe del film commedia, domandando all’attrice e al regista di raccontare. E sia la Cortellesi che il marito Riccardo Milani hanno spiegato al pubblico un po’ la loro versione e i loro punti di vista. La loro interpretazione e i significati di cui hanno voluto investire Come un gatto in tangenziale.
“La commedia è un modo di raccontare la realtà – ha detto Milani spiegando la sua visione del film-. Facendo emergere temi e contrasti, verità e contraddizioni. Penso che questo sia un film disperato. Il nostro paese è vero che lo amiamo molto ma è anche vero che a volte facciamo anche molta fatica a continuare ad amarlo. Comunque un briciolo di speranza e possibilità noi infondo lo coltiviamo. Ed è importante che ognuno ascolti le ragioni dell’altro”.
E poi Paola Cortellesi.
“Fare la commedia è molto complicato perché si deve essere leggeri e far ridere ma anche far uscire il lato drammatico – ha spiegato l’attrice -. Per scrivere abbiamo fatto indagini. Ci siamo documentati molto. Nel quartiere Bastogi. Abbiamo trovato tutti i lati comici e divertenti di questo tipo di vita. E la parte bella sta nel contrasto. Che fa emergere la totale incomunicabilità dei due personaggi. Gli abitanti di Bastogi – ha poi aggiunto l’attrice – ci hanno concesso di conoscere le loro vite. Al di là della differenza si è poi creato un rapporto unico e raro. E infatti oggi lì non ci tocca più nessuno. Ecco – ha affermato sorridendo la protagonista -. Il mio personaggio Monica è inventato. Ma corrisponde ad altre tante donne reali. Io le ho conosciute nella mia vita, venendo da una borgata di Roma. Conosco benissimo questo personaggio perché Monica è una delle donne che io ho frequentato fin da bambina. Penso che La chiave umoristica sia anche una chiave di accesso per poter raccontare delle loro vite, di queste borgate”.
Quindi di nuovo Riccardo Milani.
Mettere insieme Antonio e Paola non era per dividere nord e sud ma per rappresentare due realtà. Sono due attori diversi ma abbastanza sovrapponibili, come carriera, percorso e uso del corpo. Definire bene due quadri contemporanei ecco quale è stato l’unico sforzo di mettere insieme loro due. E poi – ha confessato sorridendo il regista – in verità questa storia è ispirata da una storia vera. Eh è capitata a me con mia figlia di 14 anni che frequentava un ragazzo di Bastogi e così ho iniziato a seguirla. Ma io a mia volta ho scoperto di essere anche io seguito dai genitori di questo ragazzo che erano insospettiti dal perché la figlia di uno che fa il mio mestiere stesse con loro figlio”.
Valeria Conticiani
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