Roma – Sono 3 milioni e mezzo gli studenti italiani che dal 1995 a oggi hanno abbandonato la scuola. Su 11 milioni di alunni. Il 30% della popolazione studentesca negli ultimi vent’anni. Un’emorragia continua e una vera e propria emergenza povertà educativa che nel frattempo hanno avuto già un costo enorme. “Perdita di cervelli” e 55 miliardi di euro buttati al vento.
A rivelarlo è un rapporto della rivista Tuttoscuola. Il titolo, “Scuola colabrodo”.
“La scuola – spiega il dossier di Tuttoscuola – ha un problema solo. I ragazzi che perde. Lo scriveva mezzo secolo fa don Milani in ‘Lettera a una professoressa’, ma anche oggi quel ‘problema’ continua a indebolire – come una profonda emorragia che da decenni non si riesce a tamponare – i tessuti e le arterie più giovani della società italiana”.
Inoltre, dei 590 mila adolescenti che da circa un mese hanno iniziato le scuole superiori statali, almeno 130 mila non arriveranno al diploma.
“Desaparecidos del banco accanto”. Così li definiscono gli autori del documento. “La sequenza storica degli iscritti al primo e all’ultimo anno delle scuole secondarie superiori statali dal 1995 ad oggi non lascia dubbi né speranze in proposito”. Questo possibile esercito di 130 mila ‘millennials’ vivono soprattutto nel meridione o nelle aree più industrializzate del Nord. Sono nati nel 2004-2005 e “sono immersi nell’era digitale degli smartphone e dei social network, e soprattutto esposti ai conseguenti rischi di essere influenzati, se non manipolati, nelle loro scelte e opinioni non possedendo gli opportuni strumenti cognitivi e culturali per difendersi da fake news, troll e bot”.
Stessa cosa per i genitori “quaranta-cinquantenni – prosegue il dossier di Tuttoscuola – non attribuiscono probabilmente all’istruzione un valore così elevato (in molti casi neanche loro sono diplomati) e forse non sono abbastanza consapevoli di come il fallimento al quale stanno per andare incontro inciderà sulla vita dei figli”. Figli che in futuro andranno a “irrobustire la statistica degli italiani che non hanno un titolo di studio superiore alla licenza media (nel 2017 ben il 39,1% nella fascia tra i 25 e i 64 anni). Un dato che è una sentenza senza appello per un sistema-paese che vuole e deve competere a livello globale nella società della conoscenza”.
Non solo, ma per Tuttoscuola, nel tentativo di di formare gli studenti che forse non raggiungeranno il diploma verranno spesi più di “2 miliardi di euro. Un investimento senza ritorno. Essi avranno il doppio delle probabilità di rimanere disoccupati rispetto ai loro compagni che si diplomeranno e il quadruplo rispetto a quelli che raggiungeranno la laurea. Interrotta la scuola – alcuni per scelta, altri perché di fatto ‘espulsi’, quasi sempre a seguito di una bocciatura, a volte ripetuta – meno di uno su tre troverà lavoro, con i costi sociali che ne deriveranno. Molti di loro, inevitabilmente e drammaticamente, ingrosseranno le fila dei ‘Neet’, i ragazzi non più inseriti in un percorso scolastico o formativo ma che neppure lavorano (di fatto ‘nullafacenti’, anche se nella maggior parte dei casi non per scelta). Nel 2017 erano 2,2 milioni, pari al 24,1% (34,4% nel Mezzogiorno) dei giovani tra 15 e 29 anni (la media europea è del 14,2%. In Germania sono solo l’8,8%)”.
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