Viterbo – Droga da spacciare a ragazzine minorenni in cambio dei soldi per lo shopping.
Ma le vittime al processo si sono avvalse della facoltà di non rispondere e lui è stato assolto e rimesso immediatamente in libertà dopo sette mesi ai domiciliari.
E’ il presunto pusher tunisino 25enne arrestato a Viterbo il 22 maggio. Il giovane, ai domiciliari con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, aggravato dalla minore età degli assuntori, è comparso ieri mattina davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei.
E con lui sono comparse davanti ai giudici anche due sorelle, una delle quali tuttora minorenne, il cui fermo, il 10 aprile, ha dato il via alle indagini.
Indagini che sono proseguite per oltre un mese, al termine delle quali all’imputato è stata notificata la misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip su richiesta della procura della repubblica del capoluogo.
Le ragazze sarebbero state sorprese dai carabinieri con della droga da spacciare ai coetanei, ma in aula non hanno né ammesso, né negato la circostanza. Né tanto meno hanno rivelato chi fosse il fornitore.
Il fermo risale allo scorso 10 aprile, quando il pusher 25enne avrebbe ceduto alle sorelle l’etto di hashish e i cinque grammi di cocaina di cui sono state trovate in possesso.
Le ragazzine avrebbero dovuto essere le testimoni chiave del processo, ma si sono avvalse della facoltà di non rispondere, facendo così cadere le accuse contro l’imputato, a carico del quale non si sono formate altre prove incriminanti dopo l’arresto, né al processo.
Secondo gli inquirenti il 25enne d’origine nordafricana, ma regolare in Italia dove vive con la famiglia, avrebbe reclutato preferibilmente delle ragazze, anche minorenni, insospettabili e di buona famiglia, convincendole con la promessa di soldi facili a spacciare ai coetanei. Ma è rimasta una ipotesi.
Il tribunale ha quindi assolto dalle gravi accuse l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, e lo ha rimesso subito in libertà. L’accusa aveva chiesto una condanna a tre anni e nove mesi.
Silvana Cortignani
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