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“Dopo Provenzano e Riina c’è lui…”

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Nel video un’intercettazione tra Nicolò Orlando e Domenico Nocilla sulla struttura organizzativa di Cosa Nostra


Nicolò Orlando

Nicolò Orlando

Nuova Cupola di Cosa Nostra – Domenico Nocilla e Salvatore Sciarabba

Nuova Cupola di Cosa Nostra – Domenico Nocilla e Salvatore Sciarabba

Settimo Mineo, ritenuto al vertice della Cupola di Cosa Nostra

Settimo Mineo, ritenuto al vertice della Cupola di Cosa Nostra

Filippo Salvatore Bisconti, ritenuto capo mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno

Filippo Salvatore Bisconti, ritenuto capo mandamento di Misilmeri – Belmonte Mezzagno

Salvatore Sciarabba, ritenuto capo mandamento di Misilmeri

Salvatore Sciarabba, ritenuto al vertice del mandamento di Misilmeri

Vincenzo Sucato, ritenuto reggente della famiglia di Misilmeri

Vincenzo Sucato, ritenuto reggente della famiglia di Misilmeri

Domenico Nocilla, ritenuto affiliato alla famiglia di Misilmeri

Domenico Nocilla, ritenuto affiliato alla famiglia di Misilmeri

Blera – “Nicolò Orlando curava il controllo del territorio e della delinquenza di Misilmeri, proponendo un attentato con un’arma da fuoco e partecipando a intimidazioni”. I carabinieri, nelle carte dell’inchiesta che ha documentato la ricostruzione della Cupola di Cosa Nostra, descrivono il ruolo che il 52enne arrestato a Blera avrebbe avuto nella cosca palermitana di Misilmeri.

Tra le oltre 3mila pagine, compare anche una conversazione che gli inquirenti definiscono “riservatissima” e “di straordinaria importanza”. È il primo giugno del 2017 e a parlare sarebbero Nicolò Orlando e il 72enne Domenico Nocilla, ritenuto un “appartenente alla famiglia mafiosa di Misilmeri”. Dall’intercettazione emergerebbe l’attuale “struttura verticistica della consorteria”. (Il progetto d’omicidio ai danni di chi aveva commesso reati senza il benestare di Cosa Nostra).

Per la direzione distrettuale antimafia di Palermo, che ha coordinato le indagini, a capo del mandamento di Misilmeri – Belmonte Mezzagno ci sarebbe stato Filippo Salvatore Bisconti. Ma, sottolineano gli inquirenti, “le funzioni di direzione le svolgeva di fatto Salvatore Sciarabba”, detto Totino. “Un personaggio importante – lo definisce Nocilla -. Dopo Provenzano, che è morto, e Riina, che è ancora arrestato (morirà il 17 novembre 2017, ndr) e che se non muore non può uscire, viene questo… È una persona con i coglioni”. “Porta un peso grosso – ribatte Orlando -. Ci tiene al rispetto e all’educazione”.

Il mandamento è l’insieme di due o tre famiglie affiliate a Cosa Nostra, che hanno influenza su una determinata zona. Il capo mandamento, eletto a vita proprio dai capifamiglia, fa parte della Cupola, il cui “segretario” è scelto tra gli stessi capi mandamento. L’ultimo capo Commissione di Palermo sarebbe stato Settimo Mineo.

Al vertice della cosca di Misilmeri, invece, ci sarebbe stato Vincenzo Sucato, “il sicarrèddu”. “Quello non è capace”, sostiene Nocilla. “Il paese ce l’hai tu?”, gli chiede Orlando. Ma la troppa chiarezza di linguaggio del 52enne infastidisce Nocilla: “Minchia no, queste cose non ti permettere a pronunciarle. Io sono una persona importante, ma non ce l’ho io. Siamo tutti alla stessa maniera. Il capo è Palermo. Per ora siamo tutti uguali, tutti amici. Siamo niente tutti”. Ma Orlando sembra volerne sapere di più sulla struttura organizzativa di Cosa Nostra: “Zio Mì, ci sono ancora i consiglieri?”. “Tutto c’è”, risponde Domenico Nocilla.

Il consigliere, più conosciuto come consigliore, è il numero tre della famiglia mafiosa, dopo boss e vice boss. Ma del boss ne è il braccio destro, ovvero colui che lo aiuta a decidere nelle situazioni più delicate.

Per i carabinieri, Nocilla avrebbe avuto anche “rapporti privilegiati con il capo mandamento Sciarabba”. “I contatti ce li ho solo io”, confida a Orlando. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: “Era Nocilla la figura prescelta da Sciarabba per veicolare i suoi messaggi e per interfacciarsi con i consociati delle famiglie del mandamento. Era il suo referente privilegiato”. Orlando chiede a Nocilla di organizzargli un incontro con il boss: “Perché non me lo fai incontrare oggi?”. Ma gli incontri con il capo mafia non sono mai estemporanei: “Non è che tu lo trovi a portata di mano. C’è l’orario e la giornata”, replica Nocilla.

Secondo la Dda, questa intercettazione non solo “apre uno spaccato sugli assetti della consorteria di Salvatore Sciarabba”, ma sottolinea pure la storica rivalità tra le cosche di Misilmeri e di Belmonte Mezzagno, da sempre contrapposte seppur nello stesso mandamento. “Vediamo di fargli uscire un poco i dentini a questi – dice Orlando -, però con diplomazia. Facciamogli capire che pure noi siamo uniti”. Nocilla, al contrario, impone l’immobilismo: “Ci dobbiamo fare i cazzi nostri, non ci interessa niente. Lasciali fottere a questi. Fottitene”. Nocilla pare convinto che i membri della consorteria di Belmonte Mezzagno cercano notizie per conoscere gli assetti della famiglia rivale: “Questi vogliono sapere cose nostre. Io capisco che ce li vorremmo mangiare, però non gli dobbiamo far capire niente. Non gli dobbiamo far capire che c’è qualche copertura dietro. Quelli lo sanno che c’è, però non dovete rappresentarlo. Quindi non ti far scappare niente, che sono pericolosi”. Secondo Nocilla, gli avversari avrebbero voluto indurre i misilmeresi a sbagliare per metterli in cattiva luce agli occhi del capo mandamento: “Minchia, dobbiamo stare attenti per come parliamo. Se noi parliamo, loro stanno attenti per farci brutte cose”.

Dalla conversazione sembrerebbe che Orlando abbia avuto un confronto con alcuni consociati belmontesi. “Li ho fatti spaventare”, ammette con orgoglio. Ma, come scrivono i carabinieri, “Nocilla gli contesta un problema grave. Quello di essersi recato a Belmonte Mezzagno a disquisire di argomenti mafiosi senza autorizzazione”. Nocilla a Orlando: “Tu vai a parlare… ma tu, Nicola Orlando, a Misilmeri hai un peso? Qualcuno ti ha mai detto sali a Mezzagno? No, e perché tu ti devi andare a esporre?”.

Per gli inquirenti non ci sono dubbi sulla “appartenenza mafiosa di Orlando” che, secondo loro, ha “piena consapevolezza di appartenere al gruppo mafioso locale e ha la volontà di operare unitamente a questo, in nome e per conto della famiglia misilmerese”. Un’appartenenza “piena” e “storica” alle “logiche mafiose di Cosa Nostra, con specifico riguardo alla famiglia di Misilmeri”. La Dda conclude ribadendo, con “assoluta certezza”, il “chiaro ruolo attivo di Orlando nelle logiche mafiose di Domenico Nocilla e di Salvatore Sciarabba, dei quali era gerarchicamente succube”.

Raffaele Strocchia


Video: Nuova Cupola di Cosa Nostra, il blitz e le intercettazioni – “Tutto c’è, c’è tutto” – “Abbiamo fatto una bella cosa, una cosa grande”

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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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