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Nuova Cupola di Cosa Nostra - Nicolò Orlando si difende davanti al gip, che non ha convalidato il fermo - Gli atti dell'inchiesta tornano a Palermo e il 52enne potrebbe presto uscire dal carcere

“Non sono un mafioso”

di Raffaele Strocchia

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Nicolò Orlando

Nicolò Orlando

Nicolò Orlando

Nicolò Orlando

Blera – “Non sono un mafioso”. Nicolò Orlando, il 52enne arrestato a Blera per associazione mafiosa, si spoglia delle accuse che la Dda di Palermo gli contesta. In particolar modo, l’essere “affiliato alla cosca palermitana di Misilmeri”.

Ieri mattina l’udienza di convalida del fermo, per rogatoria, davanti al gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato. È andata avanti per più di trenta minuti tra le mura del carcere di Mammagialla, dove Orlando è stato rinchiuso all’alba di lunedì. Il 52enne, che non si è avvalso della facoltà di non rispondere, al giudice avrebbe negato di essere un mafioso, per poi soffermarsi sulle conversazioni intercettate dai carabinieri.

Per Orlando quelle chiacchierate contenute nelle carte d’inchiesta (più di 3mila pagine) sono “chiacchierate goliardiche e fini a se stesse”. “Discorsi – avrebbe detto al gip – con persone che io conosco dall’infanzia, con le quali sono cresciuto o ho legami di parentela. Persone che non sapevo essere coinvolte in Cosa Nostra, se davvero sono coinvolte in Cosa Nostra… Ciò che è certo è che le mie parole, goliardiche, non erano inserite in un contesto mafioso. Anche perché io non sono un mafioso e degli arrestati non conosco quasi nessuno, se non quelli di Misilmeri”.

Misilmeri è un comune di 29mila abitanti in provincia di Palermo. Lì, nel 1860, Giuseppe Garibaldi fondò il primo Comitato pronto a governare l’Italia. Lì, il 6 dicembre del 1966, Nicolò Orlando è nato, per poi trasferirsi a Roma e quindi a Blera.

Per la direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano, che ha indagato il 52enne nell’ambito dell’operazione che ha documentato la ricostruzione della Cupola di Cosa Nostra, “Orlando aveva prospettato l’opportunità di eseguire un attentato mediante l’uso di un’arma da fuoco”. Un omicidio, ai danni di un “pregiudicato di Villabate” che per la cosca sarebbe stato colpevole di aver commesso reati senza il benestare di Cosa Nostra. “Struppiare il Palermitano con quattro scopettate nella macchina? Quelle parole non le ho dette io – spiega Orlando al gip -, me le hanno attribuite”.

In effetti dalle carte dell’inchiesta emerge che, in una conversazione ambientale captata il 18 settembre 2017, è un altro indagato a pronunciare quella frase, che però affibbia a Orlando. Ma lo stesso 52enne, in un’intercettazione del 24 ottobre 2017, afferma: “Ci stavamo preparando per struppiarlo…”. Per gli inquirenti, è proprio Orlando che “svela la pianificazione di un progetto intimidatorio ordito contro il ‘Palermitano’ per vendicare l’onta subita”.

Al termine dell’udienza di ieri, la Dda di Palermo, tramite la pm viterbese Chiara Capezzuto, ha chiesto per Orlando la convalida del fermo e la misura di custodia cautelare in carcere. In serata il gip non ha convalidato il fermo perché “non sussistono i presupposti” e si è dichiarato territorialmente incompetente per decidere sulla misura cautelare. Gli atti dell’inchiesta tornano così in Sicilia, dove la direzione distrettuale antimafia dovrà chiedere al gip di Palermo un’eventuale misura cautelare per Orlando. Il 52enne per il momento resta comunque a Mammagialla, ma presto potrebbe uscire dal carcere.

“Per ora su Orlando pendono solo indizi di colpevolezza – sottolinea il suo difensore, l’avvocato Paola Ragonesi -. Vedremo se reggono nell’eventuale processo che, in caso, verrà celebrato a Palermo. Dall’ambiente palermitano Orlando è fuori da molto tempo, non solo perché è a Blera da ormai dieci anni ma anche perché prima ha vissuto almeno 20 anni a Roma. In Sicilia ha la madre e, fino al 2015, anche il padre. Nell’ultimo periodo si è fermato per più tempo a Misilmeri proprio per la morte del papà e di altri familiari. Una famiglia disagiata dal punto di vista economico, e già questo stride con una presunta appartenenza mafiosa di Orlando”.

Raffaele Strocchia


Video: Il blitz e le intercettazioni – Il boss: “Abbiamo fatto una bella cosa, una cosa grande”

Articoli: “Dobbiamo struppiare al Palermitano, gli tiriamo quattro scopettate nella macchina” – Nuova Cupola di Cosa Nostra, mafioso arrestato nel Viterbese


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

7 dicembre, 2018

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