Viterbo – “Fallo scendere, che se succede qualcosa a mio figlio, io vi ammazzo tutti”. Minacce gravi, secondo l’accusa. Così come sono gravi le lesioni provocate a uno dei contendenti, anche parte civile nel processo, colpito alla testa con una spranga di ferro o comunque un oggetto di metallo che gli avrebbe procurato, secondo il difensore Marco Russo, un abbassamento permanete dell’udito, con relativa invalidità.
Si è aperto così, ieri davanti al giudice Silvia Mattei, il processo a quattro imputati di un centro della provincia venuti alle mani e alle parole grosse nel corso di una discussione presto degenerata, in cui nel 2017 furono coinvolti dei vicini dei casi e dei parenti. Due di loro sono anche parti civili, un uomo e una donna, mentre un’altra donna è soltanto parte offesa.
Oltre che di lesioni e minacce aggravate, sono accusati anche di danneggiamento, perché a farne le spese sarebbero stati anche il citofono e il cancello d’ingresso della palazzina dove un anno fa si sarebbe sfiorata la tragedia. “Adesso te faccio vede”, avrebbe detto uno degli imputati a una delle donne coinvolte, una delle quali avrebbe urlato a sua volta “fallo scendere, che se succede qualcosa a mio figlio, io vi ammazzo tutti”.
Motivo per cui il pm ha chiesto la riqualificazione del reato in minaccia aggravata. E’ stata inoltre sottolineata, sia dall’accusa che dal difensore di parte civile, la gravità delle lesioni subite dall’imputato, medicate dai sanitari di Belcolle con una prognosi di 22 giorni, che avrebbe riportato danni permanenti all’orecchio, con indebolimento dell’udito.
L’avvocato Russo ha chiesto per il suo assistito il processo col rito abbreviato che, in caso di condanna,prevede lo sconto di un terzo della pena. Per gli altri tre imputati, invece, si procederà col rito ordinario. Si torna in aula per entrambi il prossimo 15 maggio.
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