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Orte - Favoreggiamento della prostituzione - La loro testimonianza è ritenuta indispensabile nel processo a cinque imputati

Guerra tra bande per il controllo delle piazzole, si cercano le lucciole

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Orte - Sfruttamento della prostituzione - L'intervento dei carabinieri

Orte – Sfruttamento della prostituzione – L’intervento dei carabinieri

Orte – (sil.co.) – Guerra tra bande per il controllo della prostituzione, si cercano quattro lucciole di cui si sono perse le tracce da almeno un paio di anni. La loro testimonianza è ritenuta indispensabile, ma le ricerche in Italia delle donne, tutte dell’est europeo, finora non hanno dato risultati.

Per questo il collegio ha disposto ulteriori investigazioni anche nel paese d’origine, ovvero la Romania, dove nel frattempo potrebbero avere fatto ritorno.

Due sono soltanto testimoni, mentre le altre due sarebbero anche vittime della guerra tra due bande per le piazzole più vicine all’interporto e all’autostrada. Una guerra culminata il 7 e il 17 gennaio 2014 in due aggressioni ad altrettante prostitute e finita con cinque sfruttatori a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei per favoreggiamento della prostituzione, minacce, tentata estorsione e lesioni in concorso.

Nel corso delle indagini, i carabinieri del maresciallo Sandro Lo Giudice hanno stilato un elenco delle prostitute che occupavano le piazzole in località Caldare e località Piscinale, vicino al casello e vicino all’interporto di Orte, scoprendo che in tutto c’erano sette lucciole. “Siccome c’è un’ordinanza del sindaco che vieta l’adescamento – ha spiegato il comandante durante l’udienza di ieri – abbiamo fermato sia le prostitute che i clienti, facendo loro delle multe e procedendo all’identificazione degli uni e delle altre”. 

“Se non te ne vai, ti uccidiamo”, avrebbero detto due degli imputati alla vittima durante l’aggressione del 17 gennaio, minacciandola con una pistola. In viaggio su una Golf blu con targa romena, si sarebbero fermati sull’Autosole, tagliando la rete per raggiungere la piazzola e cogliendo la prostituta alle spalle di sorpresa, puntandole l’arma e colpendola al volto per essere più convincenti. Sarebbe stata la ritorsione per l’aggressione del 7 gennaio, quando un’altra prostituta, sua connazionale, era stata minacciata e picchiata a sua volta da due individui a bordo di una Fiat Uno anch’essa con targa romena, finendo in ospedale con un gomito rotto e una prognosi di 30 giorni. 

Tutti di nazionalità romena i protagonisti della vicenda, comprese le prostitute, una delle quali moglie di uno degli imputati. Appartenenti a due distinti clan, in lotta tra loro per l’esclusiva sul territorio. Un gruppo di lucciole e protettori proveniente da Civita Castellana, l’altro da Terni. 

“Dopo le due aggressioni, abbiamo redatto varie informative e il 31 gennaio 2014 sono scattate le prime denunce a piede libero, mentre a febbraio 2015 abbiamo effettuato un arresto in flagrante, di un romeno sorpreso mentre scaricava dalla macchina una prostituta su una piazzola”, ha spiegato il maresciallo Lo Giudice.

La situazione sarebbe degenerata in un paio di settimane, prendendo una piega sempre più pericolosa. “Abbiamo trovato i due presunti responsabili dell’aggressione del 7 gennaio su una Fiat Uno, con targa romena, a bordo della quale abbiamo sequestrato due bastoni di legno lunghi 56 e 37 centimetri, un coltello da cucina con una lama di 20 centimetri, un piede di porco lungo 102 centimetri e un’ascia di 36 centimetri”, ha sottoineato il comandante.

Il processo riprenderà l’11 giugno. Se non saranno rintracciate le prostitute, la pm Eliana Dolce ha già fatto sapere che chiederà l’acquisizione dei verbali delle dichiarazioni rilasciate a suo tempo ai carabinieri. 

 

 


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9 gennaio, 2019

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