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Viterbo - Consegnata la medaglia d'onore a Pietro Vecchiarelli deportato nei campi nazisti prima e jugoslavi poi durante il secondo conflitto mondiale - In sala anche i ragazzi del liceo sociale di Bassano Romano che hanno vinto il premio nazionale Grillo - Ad unirli, il rifiuto della violenza, l'articolo 11 della costituzione

“L’Italia ripudia la guerra…”

di Daniele Camilli
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Viterbo - La Giornata della memoria in prefettura

Viterbo – La Giornata della memoria in prefettura

Viterbo - Il prefetto Giovanni Bruno consegna la medaglia a Egidio Vecchiarelli

Viterbo – Il prefetto Giovanni Bruno consegna la medaglia a Egidio Vecchiarelli

Viterbo - Gli studenti del liceo di Bassano Romano

Viterbo – Gli studenti del liceo di Bassano Romano

Viterbo - Egidio Vecchiarelli

Viterbo – Egidio Vecchiarelli

Viterbo - Beatrice Vecchiarelli

Viterbo – Beatrice Vecchiarelli

Viterbo - Il sindaco di Bassano Romano Emanuele Maggi

Viterbo – Il sindaco di Bassano Romano Emanuele Maggi

Viterbo - La dirigente scolastica Laura Pace Bonelli

Viterbo – La dirigente scolastica Laura Pace Bonelli

Viterbo - Il sindaco di Orte Angelo Giuliani

Viterbo – Il sindaco di Orte Angelo Giuliani

Viterbo - Gli studenti del liceo di Bassano Romano

Viterbo – Gli studenti del liceo di Bassano Romano

Viterbo – Medaglia d’onore ai cittadini italiani deportati e internati nel lager nazisti 1943-1945. Medaglia d’onore a Pietro Vecchiarelli. L’ha consegnata il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno al figlio di Pietro, Egidio Vecchiarelli. Direttamente nelle sue mani. Con lei la nipote, e figlia di Egidio, Beatrice Vecchiarelli. Questa mattina, nella sala Coronas della prefettura in piazza del comune.

Con loro, studenti e studentesse della V A del liceo sociale Meucci di Bassano Romano, che hanno vinto il concorso nazionale “Premio Giovanni Grillo”. Argomento del concorso, l’articolo 11 della costituzione. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Il tema, quello della non violenza. “Sempre attuale – come sta scritto sul sito della fondazione che promuove il premio Grillo – soprattutto analizzando la situazione mondiale e i focolai di guerra che mettono costantemente a rischio il delicato equilibrio della pace globale, influendo sul destino delle nazioni e degli uomini che le compongono”.

Premiazione e riconoscimento del lavoro svolto, voluti dal prefetto Giovanni Bruno. Nell’ambito delle iniziative celebrative del giorno della memoria. In sala, anche i sindaci di Bassano Romano, Emanuele Maggi, e di Orte, Angelo Giuliani. Assieme al dirigente scolastico dell’istituto di Bassano, Laura Pace Bonelli, agli insegnanti Clorinda Salini, Caterina Iannazzo e Lucio Roberti, e al dirigente di ministero per la pubblica istruzione Riccardo Lancellotti.

“L’Italia ripudia la guerra”. Quella combattuta e subita da Pietro Vecchiarelli. L’Italia ripudia ogni forma di violenza e impone, anzi, il dovere della solidarietà, senza alcuna distinzione. L’Italia raccontata dal Meucci di Bassano.

Pietro Vecchiarelli, nato a Orte, è stato militare dell’aeronautica. Arrivò in Grecia nel 1943, “destinato all’aeroporto di Gadurrà – come hanno raccontato prefetto e familiari – situato sulla costa orientale dell’isola di Rodi. Dopo l’armistizio delitto settembre e l’invasione della Grecia da parte dei tedeschi, Vecchiarelli fu fatto prigioniero dai nazisti e internato nei campi di prigionia tedeschi in Grecia fino al maggio del 1945. Fu liberato dai militari Jugoslavi che però, a loro volta, consideravano gli italiani fascisti”. E Vecchiarelli, che non lo era affatto, venne di nuovo internato. Da lì riuscì a scappare, attraversando la Jugoslavia a piedi. Per fare ritorno in Italia nel dicembre del 1946. Un anno e mezzo dopo la fine della guerra in Europa.

Quando Vecchiarelli venne liberato dall’esercito jugoslavo del generale partigiano Tito, era il 5 maggio del ’45. Tre giorni prima la Germania aveva firmato la resa incondizionata in una tenda militare allestita dall’esercito sovietico del maresciallo Žukov che in pochi mesi aveva invaso l’Europa dell’Est. Tranne la Jugoslavia. Lì i partigiani di Tito fecero per conto proprio. Invadendo anche i paesi a sud della Jugoslavia. E non erano affatto teneri. Quello che i nazisti rappresentavano agli occhi dei sovietici che invasero Berlino o degli agloamericani che qualche mese prima della fine della guerra rasero al suolo Dresda facendo 200 mila morti in una sola notte, rappresentavano gli italiani agli occhi degli jugoslavi.

Vecchiarelli tornò a casa a piedi, dopo aver vissuto nel contesto più duro che si potesse immaginare nel primissimo secondo dopoguerra. La Jugoslavia. Dove la guerra non era finita. Quando Trieste non era più italiana e l’esercito slavo teneva sotto controllo il nord est della penisola. Con i russi ad occupare Vienna. Fino al 1955. L’anno prima Trieste era tornata a far parte dell’Italia. Pietro Vecchiarelli scappò a piedi da morte certa.

Gli studenti del Meucci hanno vinto producendo un videoclip, proiettato questa mattina in prefettura. “Abbiamo scelto di realizzare un cortometraggio – ha spiegato gli studenti della V A – perché pensiamo che sia la modalità più più diretta ed efficace per trasmettere i sentimenti e le emozionipersonali, quelle che ognuno di noi prova. La protagonista del videoclip vive e agisce in un contesto di quotidianità scolastica che acquista i contorni e i contenuti di una sorta di scena di guerra. All’interno di questo scenario, la protagonista prende atto di un fenomeno preoccupante e diffuso. Quello del bullismo. Una specie di guerra”. Per combatterla, per i ragazzi che hanno vinto il premio Grillo, c’è solo la pace. “L’unica ancora di salvezza – hanno concluso gli studenti – per raggiungere la serenità dell’uomo, che spesso qualcuno cancella”.

Daniele Camilli


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29 gennaio, 2019

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